di Placida Signora - 29 Aprile 2007
Meglio di me lo scrive Zuck quello che è stato, così come Tambu spiega perfettamente quello che abbiamo raccontato.
Io so solo, e già lo sapevo, che Marco, Federico, Marina, Andrea e lui sono persone speciali capaci di rendere speciale tutto ciò che fanno.
E so che Matteo è proprio come lo dipingono , e che ieri sono stata felice, rilassata e serena come non mi capitava da tempo.
So solo che è stata una gioia riabbracciare tutti quelli che ieri ho riabbracciato (perdonate l’assenza di link, ma si tratta di più di metà del mio Arcipelago!) e di abbracciare per la prima volta quelli che da tanto desideravo conoscere “dal vivo“, avendo già la certezza che fossero esattamente come li immaginavo …
E ovviamente qui sopra avrò dimenticato qualcuno, così come non sono riuscita a salutare tanti di voi prima che tornaste a casa: mi perdonate? Ma il naufragar dolce fra quel vero mare di voci e volti zenacampisti, l’aver galoppato (ehm, stampellato) quasi ininterrottamente avanti e indré per 3 sale sognando d’avere il dono dell’ubiquità, il tutto unito agli antinfiammatori e al voltaren, m’ha reso un po’ più svanita del solito ;-)
(Schiena di EstroVersa , foto di sua mamma :-)
E qui il fantastico MegaZenaCampAggregatore di Miketrevis
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di Placida Signora - 27 Aprile 2007
Dedicato agli ZenaCampisti
Genova col porto che ti accoglie come un abbraccio spalancato ; con piazze come De Ferrari o Corvetto che vista dall’alto sembra il perno di un ventaglio di strade aperto sul turchese del mare.
Vedere la Foce, che i foresti non capiscono perché mai si chiami così, e scoprire che è a causa di un fiume che a un tratto scompare coperto da viali e giardini; ed abbinare all’immagine le parole del recitativo “La nostra spiaggia” di Bruno Lauzi, che alla Foce nacque e passò gli anni più belli della giovinezza:
“Ricordo che c’erano solo i relitti delle chiatte da sbarco,
quello che era il parco giochi di chi sognava l’avventura
e lungo tutta la Foce l’acqua era limpida e pura
e sugli scogli i pescatori avevano la mano sicura:
è così che tanti anni fa era il nostro quartiere…”
Vedere all’improvviso Boccadasse, sorpresa sempre nuova, intatto borgo pescatore in riva al mare, superstite glorioso alla civiltà urbanistica e romantico testimone di un tempo che fu. Continua »
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di Placida Signora - 26 Aprile 2007

Allora ci siamo quasi, eh?
Quella che vedete qui sopra è l’immagine dello splendido articolo uscito ieri sul Secolo XIX a firma di Marco Formento . Spero vi sia modo di renderlo presto scaricabile; altrimenti se volete leggerlo scrivetemi e ve lo spedirò in pdf.
Se verrete a Genova in macchina, onde non diventare isterici per trovare posteggio, seguite le indicazioni di Tambu.
Se verrete in treno, ecco le istruzioni di Zuck
Se sceglierete mezzi di trasporto alternativi, seguite i consigli di Totanus
Eìo invece mostra la mappa stazione-focaccia-Palazzo Ducale
Qui e qui i resoconti sull’organizzazione e sul cosa sarà e si farà a questo Barc-Camp al profumo di basilico
Qui l’annuncio di nuovi gadget gentilmente donati da lui e lui; altri gadget annunciati qui e qui
Qui tutte le altre informazioni.
Da parte mia, il 28 vi attendo a braccia aperte con funzioni di Tata-Mamma-Chioccia disposta a proteggere e aiutare quei tanti troppo timidi per presentarsi da soli ai blogger che conoscono solo di nome, quelli che avranno voglia di chiacchierare non solo dei misteri dell’Informatica, quelli che guarderanno Genova con quella faccia un po’ così…;-)
Sarò quella signora cicciottella, con coda di cavallo bionda, munita di stampella (in questi giorni l’ho sforzato un poco il piedino infortunato, e mi fa un male canino) e dalle dita macchiate di inchiostro rosso (mi è appena esploso un pennarello indelebile in mano…)
Vi aspetto a braccia aperte, Tesorimiei!
PS. E per chi non potrà esserci? Ci penserà Robin Good! Grazie, Robin :-)*
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di Placida Signora - 25 Aprile 2007
Bologna

Foto di Grazitaly
qui in grande
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di Placida Signora - 25 Aprile 2007
Dedicato a Eìo e a Massimo
La gloriosa tradizione dolciaria italiana è dolce persino nei nomi; avete un’idea di quanti “baci” ci siano?
Primo il Bacio di Dama, nato nel 1893 nella premiata pasticceria Zanotti di Tortona; da più d’un secolo mantiene la stessa forma e la stessa composizione: due semisfere di mandorle, zucchero, burro, farina che abbracciano un dischetto di cioccolato fondente e, curiosità, i veri Baci di Tortona non devono pesare né più né meno di 11 grammi.
Più frivolo è il Bacio di Lucia, nato nel 1906 a Lecco, patria dei Promessi Sposi: la forma è la stessa del bacio tortonese però cambia il colore perché, al posto della mandorla, la calotta può esser di arancia, pistacchio, noce, nocciola o caffé.
Stretti parenti sono i Baci di Asti e i Baci di Aqui, mentre i Baci di Alassio e i Baci di Sanremo, nati attorno al 1910, sono più cicciotti (20 gr. l’uno) e composti di nocciole piemontesi, albume, miele, zucchero, mentre la crema è fatta di cioccolata e panna bollita.
Di tutta altra pasta, persino nel nome ugualmente però romantico, sono i Sospiri Sardi: pasta di mandorle, miele e liquore di mirto.
Ma veniamo ora al Bacio più famoso del mondo.
Era il 1907 e quattro signori di Perugia, Annibale Spagnoli, Francesco Andreani, Leonardo Ascoli e il grande Buitoni, fondarono La Perugina.
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