©

I frisciêu di San Giuseppe

di Placida Signora - 19 Marzo 2007

(per la serie dedicata ai blogger che verranno allo ZenaCamp )

 In italiano il termine genovese frisciêu (e il circonflesso andrebbe sul dittongo “eu”, solo che non riesco a metterlo), solitamente viene tradotto come “frittella”; ciò non rende bene l’idea, perché frittella indica una composizione di pasta fritta e piatta, mentre i frisceu sono fritti, sì, ma hanno la forma di palline gonfie, leggere, tonde e morbide.

Loro base è la “pastetta”, fatta con farina e lievito di birra, sale e un poco di acqua tiepida o latte.
In Liguria si mangiano oggi 19 marzo, giorno di San Giuseppe; e dato che San Giuseppe è anche il patrono dei falegnami, sino al 1800 nelle numerose botteghe sparse nel centro storico genovese gli artigiani del legno omaggiavano il Santo allestendo sui loro banconi, ripuliti perfettamente da trucioli e segatura, dei rinfreschi composti di vino bianco, focaccia e, appunto, grandi vassoi di frisciêu.

Tutti gli amici, colleghi, parenti, passanti, vicini di bottega Continua »

Su Vogue America guai a scrivere “Blog”

di Placida Signora - 17 Marzo 2007

(da un articolo di Maria Giovanna Maglie su Dagospia)

Anna Wintour ha proibito ai suoi collaboratori la parola “blog” perché, sostiene, ha un suono volgare, stridente, e ha ordinato di trovarne una più chic in alternativa.
Ora, un blog è un blog, al massimo può essere un web log, però anche la Wintour è “un diavolo in Prada”, così tra i collaboratori l’ansia è alle stelle
.”

Per sapere qualcosina di più sulla dolce et amorevole personaggia direttrice di Vogue America, vi invito a leggere qui

Voi avete qualche suggerimento da dare a quei poveretti
dei suoi collaboratori?

Zu: Diario telematico, diario in rete (”web journal” in inglese)

iMod: “Web Experience”, anche con l’acronimo WEX.

Maxime: “Something that is going to fuck their job

Raffaele: Wob è più morbido, forse adeguato ai gusti della madama

Angela: Swinglog

Roger: Golb

Grazitaly: Wowlog

Catepol: Se fossero in Italia ;-) “Quelle pagine web dove si può scrivere una sorta di diario online in cui inserire anche immagini, audio e anche video” (valido nel 97 come nel 2007)…ma siccome in Italia non sono…alla fine lo chiameranno Myspace?

Massim. : e-Life Journal ? :-/

Floria: web look (blook?)

Brian: DROG

Phoebe: webplace

Gattasorniona: e-flux

A cosa pensa?

di Placida Signora - 16 Marzo 2007

“Sììììììì, sono appena usciti! Sto ancora cinque minuti a impigrirmi e poi mi faccio le unghie sul divano nuovo… che goduria! purrr… purrrr…” (Glossy)

“Mmmmmmh….profumo di merluzzo…” (ZiaPaperina)

“Dai che la settimana sta per finire!!!” (Catepol)

“UHHHHHHHHHHHHH ! che male di denti, vuoi vedere che sto mese mi tocca riandare dal dentista !” (Enio)

Pensa che sarebbe meglio dormire di notte invece di fare le ore piccole! (Grazitaly)

“La gattina del giardino di fronte mi ha appena sorriso……” (Chamfort)

Secondo me quando fanno quella faccia mica pensano. Godono e basta [sperando che non passi Jacopo, eh?]. Quella che vive con noi lo fa quando si rosola al sole dietro un vetro. (Antar)

“Ecco adesso al tre apro gli occhi e…sorpresa!” (Sciura Pina)

“Noo, non lì, un po’ più a destra, sotto la scapola - ecco, brava, ora ci siamo..frrrr” (Gabryella)

“Che sballo la lettiera pulita…” (Aquatarkus)

“Uhmmmm lo scudetto sulle maglie dell’Inter non si può guardare!” (Massim.)

“Eh no! Regalo il mio affetto solo a chi se lo merita.” (Lau.)

“Ho ancora nel frigo un po’ di quello stupendo pasticcio di topo…” (Briciolanellatte)

Sta pensando a quel bel filetto di salmone che si è appena mangiato con molto gusto. (Krishel)

“La coperta è ancora tiepida!” (Marchino)

Il Malizioso

di Placida Signora - 16 Marzo 2007

doppio senso 

Jacopo è un Tipo Malizioso; trascorrere anche solo un paio d’ore in sua compagnia è un’esperienza spossante che potrebbe mettere a dura prova il vostro sistema nervoso, ma in compenso divertire pazzamente uno psicologo freudiano.
Questo perché Jacopo vede doppi sensi licenziosi dappertutto, in qualunque parola, in qualsiasi gesto, in ogni oggetto.

Frasi banalissime quali che buona l’insalata coi finocchi, io preferisco i cetrioli, dammi una banana, a me il salame piace stagionato, guarda che bell’uccellino, non riesco a farlo venire, non vuole uscire, entra per favore, te la dò subito, agitalo bene ecc., scatenano in Jacopo scoppi di risa convulse e imbarazzanti soprattutto per chi, come me, riguardo alla comprensione dei “doppi sensi” è particolarmente tardo.

Difatti ogni volta il Malizioso mi guarda come se fossi scema e mi dice ridacchiando con faccia da schiaffi: “Ma lo sai cosa hai detto?”.
Un giorno ha sghignazzato per mezz’ora alla frase: “Devo comprare un uovo di Pasqua”. Non ho mai capito il perché delle sue risate, né lui me l’ha mai spiegato.

Certo è che a stare un po’ di tempo con Jacopo si rimane contagiati, e si scoprono doppi sensi ovunque: nei pali della luce, nei semafori, nei frullatori, nei banchetti del mercato, nelle tastiere dei computer e nei tombini.

Però, se qualcuno gli racconta una barzelletta inequivocabilmente sconcia, Jacopo diventa improvvisamente serissimo e con offeso tono di accusa dice: “Non l’ho mica capita…”.

© Mitì Vigliero

Storia dei fiammiferi

di Placida Signora - 15 Marzo 2007

Due secoli “de fuego”

fiammifero.jpg

 Il fosforo venne scoperto nel 1669 dal tedesco Brand, che lo ricavò dalle urine (sic) facendole evaporare e riscaldando poi il residuo secco.
Nel 1680 il chimico Haukwitz fu il primo ad avere l’idea di usarlo per dare fuoco a un pezzetto di legno impregnato di zolfo; l’idea era buona, ma le ustioni furono gravissime.
Esperimenti simili fatti nel tentativo di ottenere il fuoco furono tentati per almeno due secoli, attraverso l’impiego di fosforo, cere, zolfo, acidi, liquori, solventi, ma i risultati furono sempre catastrofici.

Nel 1805 Chancel ideò il “fiammifero chimico”: un bastoncino di legno impregnato di zolfo che aveva all’estremità una pallina composta di clorato di potassio e zucchero.
Per accendere la capocchia, bastava immergerla in un barattolo di acido solforico; in tal modo il fuoco si appiccava immediatamente ad essa, e anche al barattolo di acido solforico.

Il tedesco Giacomo Federico Kammerer allora creò il “fiammifero fosforico”; il solito bastoncino di legno inzolfato, la cui capocchia era però formata da una miscela di fosforo, solfuro di antimonio, clorato di potassio e gomma arabica; la novità stava nel fatto che essa capocchia, sfregata su una superficie ruvida, prendeva immediatamente fuoco, fuoco che però si propagava a tutto il bastoncino e alle dita che lo stringevano.

Nel 1833 in Austria venne aperta la prima “fabbrica di fiammiferi a sfregamento per fumatori”; questa fu anche la prima dimostrazione pratica dei danni da fumo, dato che i fiammiferi lì inventati avevano una capocchia talmente sensibile che s’incendiava spontaneamente anche solo sfregandosi con la fodera delle tasche delle giacche, creando così improvvisi falò umani.
Incredibile fu il numero di disastri causati da questi fiammiferi; case, teatri, alberghi e tribunali distrutti, foreste incenerite, carrozze in fiamme.
La stessa fabbrica, già sull’orlo del fallimento perché la manipolazione non protetta del velenosissimo fosforo bianco falcidiava gli operai con tremende malattie, un giorno s’incendiò ed esplose.

I temerari scienziati nordici però continuarono indefessi i loro studi, sino a quando, nel 1844, lo svedese Lundstrom impiantò una nuova fabbrica di “fiammiferi svedesi di sicurezza”, avendo scoperto finalmente che il fosforo rosso, al contrario del bianco, non era né velenoso né autocombustibile.

Bisognava solo trovare la materia giusta con cui miscelarlo in modo tale che si accendesse tramite sfregamento; fu prescelto il clorato di potassio, ottenendo in tal modo dei fiammiferi che, una volta sfregati, producevano regolarmente un’allegra deflagrazione che spargeva tutt’attorno frammenti di legno incandescente che accendevano non solo fornelli di pipa e sigari, ma anche capelli, pellicce, cappotti, tendaggi, tappeti e scrivanie.

Per interrompere le stragi, dovettero mettersi di mezzo i governi degli Stati Mondiali i quali, tramite accordi internazionali, vietarono per qualche anno la fabbricazione dei fiammiferi.

In seguito gli scienziati svedesi superstiti capirono finalmente il problema di fondo, e lo rimediarono con un geniale accorgimento; divisero il fiammifero in due parti, la capocchia, composta da clorato di potassio, solfuro di antimonio, colla arabica e varie sostanze sviluppanti ossigeno, e il fosforo, spalmato NON sul bacchetto di legno bensì solo sulla superficie ruvida di sfregamento.

In tal modo l’industria dei fiammiferi finalmente sicuri proliferò a dismisura dando luogo, soprattutto in America e in Svezia, a potentissimi trust come la “Kreuger e Toll” che nel secolo scorso fu il più colossale complesso finanziario e industriale del mondo.

Poi venne il signor Bic con gli accendini usa e getta, e tutto cambiò.

©Mitì Vigliero 

« Post precedenti   Post successivi »






PlacidaSignora.com
PageRank


   Placida Klip

              Per aggiungere la Placida Klip al vostro KlipFolio


   Placide visite

   Placidi visitatori nel mondo


   Placide somiglianze
   (secondo Criteo)


 Load time improved by PHP Speedy