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Baruffe e ratélle

di Placida Signora - 26 Marzo 2007

Proverbi e modi di dire sul litigare 

Ci sono momenti in cui, volenti o nolenti, ci troviamo in mezzo a un’“atmosfera elettrica” e annusiamo “aria di tempesta”.
Accade per motivi diversi l’essere coinvolti in un litigio, semplici spettatori o dirette parti in causa non importa, la cosa è sempre sgradevole; a meno che non si sia il terzo litigante, quello che gode.
Hanno un bel dire i sardi logudoresiquandu s’unu non queret sos duos non brigant”, quando l’uno non vuole, i due non litigano; esistono persone realmente specialiste a “cercar rogne”, sempre pronte ad “incrociar le spade” con chiunque, certi del detto romano chi mena primo, mena ‘du vorte”.
E dando ragione pure al vicentino par chi gà voja de baruffare, ogni mosca la diventa un elefante”, spesso sono solo stupidi pretesti quelli presi a prestito per “scatenar la rissa” magari con chi, in tempi passati, ha fatto all’ “attaccabrighe” uno “sgarro” mai dimenticato.
A Napoli, per definire uno sempre pronto a “piantar grana” dicono “a chillo le prore ‘o naso”, a quello prude il naso; a Manfredonia lo definiscono “n’appicce a fuche”, un appiccafuoco.

Infatti “per amor di polemica” spesso si “dà fuoco alle polveri” senza calcolar bene la lunghezza della miccia; potrà essere solo “un fuoco di paglia” o un vero incendio neroniano poiché, come dicono gli inglesiil peggio delle liti è che da una ne nascon cento”.
Una volta poi “alzata la voce” e scatenata quella che i liguri chiamano “ratélla” e i venetibaruffa“, le cose degenerano; volano gli insulti, sovente chi era “dalla parte della ragione” sprofonda in quella del torto proprio grazie ad un’esagerata, volgare reazione.
Sì, vabbé, secondo i tedeschimeglio un piccolo insulto che un grave danno”: ma imparare a “misurar le parole” anche in preda ai “fumi dell’ira” dovrebbe essere dote degli uomini civili.
E se proprio devono “volar parole grosse”, ci si sforzi almeno di trovarne di originali.
Ad esempio, se si vuole intimorire il contendente con forza ma anche cultura, potrà servire la minaccia venetaTe fasso i oci a la Tosca” (ti faccio gli occhi alla Tosca) originata da una strofa della romanza “Recondite armonie”: “Tu azzurro hai l’occhio./Tosca ha l’occhio nero”.
Altrimenti, optare per il genoveseSe te dixan che t’è fùrbo, asbrirìteghe”, se ti dicono che sei furbo, reagisci violentemente perché t’hanno offeso.

Così chi viene insultato in maniera inurbana potrebbe anche ribattere con la gentilissima, ambigua, perfida frase: “Dio ti dia del bene secondo i tuoi meriti”.
Ma se la rabbia “facesse veder rosso”, e si sentisse il bisogno di urlare in faccia all’antagonista un qualcosa di volgare, c’è sempre l’antico detto veneziano: “Chi gà taca, chi no taca no gà: ma chi taca gà!”, ossia “chi ha attacca, chi non attacca non ha: ma chi attacca ha!”.
Dite che non è volgare? Ripetete attentamente ad alta voce l’ultima frase…

©Mitì Vigliero

Corollario

Angela: Bari e provincia.
ce s’entriche remmane ‘ntrechete” (chi s’impiccia, resta poi coinvolto)
mette ‘nsulte” (mettere zizzania)
picciafuoco” (chi accende lo zolfanello della discordia)
Tacchiisce!!” (gira i tacchi e sparisci)
Dia dà nu tuzz” (Smettila, mi costringi a darti una testata)
Citt citt affa la jose” (se proprio dovete litigare, cercate di non far baccano)

 Laflauta: Veneto. Noi si manda a reméngo, peraltro. E nei casi peggiori si augurano sciagurate defaillance col partner “..che te végna ‘no sgranfo nel momento più béo
Sgranfo=crampo Momento più béo= ….ehm….

Sciura Pina: A Milano usa oltre al classico “tacà lit” (attaccar briga) c’è “ves come can e gatt” (essere come cani e gatti, non andare d’accordo) e “tira aria de sgiaff” (tira aria di schiaffi, tira una brutta aria).

Grazitaly: A Bergamo cè il tacà bega (che sarebbe il tacà lit milanese), un classico è mandare a quel paese “va a chel pais!”

Aquatarkus: Brigantinu. Pare, come dice una canzone, sia un attributo del tipico nuorese, assieme a corazzudu, beffulanu, mandrone,limbudu e tusturrudu. Vediamo se qualcuno sa cosa significano gli altri. (AdriiiiiiXGilgameeeeshBirambaaaaailink di Forza PariiiiisLesorjaaaaaa….Accordònna!! ;-)

Krishel:  Tra noi estimatori di Peter Gabriel si ama citare una frase molto azzeccata: “Don’t mess with me my fuse is short”. E’ dalla canzone Darkness e in pratica significa: non provocarmi che ho la miccia corta.

Wolly: Sempre a Milanocantare il demi demi” e cioè provocare consapevolmente gli altri (dammi,dammi le botte)

John: Mal che se vol, nol dol. Male che si vuole non duole

33 Commenti »

  1. Aaaaaaaaaaaaah!!!
    Ora lo stampo in duplice copia e lo porto alle due colleghe di là, è da stamattina che si beccano, e che palle……..Grazie!!!!!!

    Commento di Chamfort - 26 Marzo 2007 13:24

  2. Chamfort, prego! Cerca di non farti picchiare però, eh? ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 13:33

  3. Bari e provincia.
    “ce s’entriche remmane ‘ntrechete” (chi s’impiccia, resta poi coinvolto)
    “mette ‘nsulte” (mettere zizzania)
    “picciafuoco” (chi accende lo zolfanello della discordia)
    “Tacchiisce!!” (gira i tacchi e sparisci)

    Commento di angela - 26 Marzo 2007 13:48

  4. Angela, bellissimi! soprattutto l’ultimo
    “tacchììsce!!” Me lo immagino pronunciato ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 13:54

  5. in barese di “barivecchia” con le vocali aperte sguaiate e l’indolenza sulla i ;)

    Commento di angela - 26 Marzo 2007 14:13

  6. Lei conosce i veneti sospettabilmente bene!!
    Noi si manda a reméngo, peraltro. E nei casi peggiori si augurano sciagurate defaillance col partner “..che te végna ‘no sgranfo nel momento più béo”
    Sgranfo=crampo
    Momento più béo= ….ehm….

    Commento di laflauta - 26 Marzo 2007 14:16

  7. Laflauta, ho abitato 2 anni a Verona, ma ero piccolissima. Si vede però che ho assorbito molto…;-D*

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 14:18

  8. “Dia dà nu tuzz” (Smettila, mi costringi a darti una testata)
    “Citt citt affa la jose” (se proprio dovete litigare, cercate di non far baccano

    Commento di angela - 26 Marzo 2007 14:22

  9. Angela, ma dell’ultimo qual è la traduzione letterale? arrivo forse a “citt” zitti, come il “sta cittu” piemontese e ligure?

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 14:25

  10. A Milano usa otre al classico “tacà lit” (attaccar briga) c’è “ves come can e gatt” (essere come cani e gatti, non andare d’accordo) e “tira aria de sgiaff” (tira aria di schiaffi, tira una brutta aria).
    Sciura Pina

    Commento di Sciura Pina - 26 Marzo 2007 14:46

  11. a bergamo cè il tacà bega (che sarebbe il tacà lit in milanese), un classico è mandare a quel paese “va a chel pais!”

    Commento di Grazitaly - 26 Marzo 2007 14:52

  12. Sciura Pina, come direbbe Rispoli “sgiàf…che bella parola…sgiàf!” ;-) Lo sai che sono mezza milanese anch’io? Mamma, nonna e bis. :-)

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 15:10

  13. Graziano, sì, l’ultimo credo sia il più diffuso in Italia…;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 15:10

  14. “zitti zitti a fare chiasso”

    Commento di angela - 26 Marzo 2007 16:01

  15. noi toscani criticoni e litigiosi siamo piuttosto inclini alla baruffa….che di solito nasce dopo un attento e coscienzioso studio sul come portare un colpo mortale….di solito le più pefide nascono nella forma….del pane e la sassata….

    per chi volesse approfondire il significato del termine allego brano tratto da….Il Borzacchini Universale…

    il pane e la sassata.
    Vigorosa ed altisonante espressione di largo uso toscano ma anche di riconosciuta accezione italiana. Ci piace evidenziare come i due termini si pongano in drammatica contrapposizione (v. anche: ‘il culo con le quarantore’) per ricreare una condizione esistenziale di scabro ed essenziale disagio quale quello di chi è costretto a subire angherie e vessazioni in virtù d’elementari necessità di sopravvivenza.
    Pur non essendo in grado di far riferimento ad alcun fatto storico o della tradizione orale accettiamo volentieri la teoria di Bucciantino Bucciantini, noto castratore di animali domestici del Casentino verso la fine dell’800, che attribuisce la locuzione in oggetto al costume, invero deprecabile ma assai invalso tra i popoli primitivi del Pian di Pisa, di attirare i cani randagi con l’offerta d’un pezzo di pane per poi prenderli a sassate.
    Wilfrido Camiciotti-Sudati già esponente della corrente filosofica dei Sadici Sudici di Montenero, ricorda, nel suo volume Cani e natidancani, che questo costume - in area labronica - fu velocemente esteso ai rapporti sociali di contenzioso tra animali di specie diversa e proverbialmente contrapposti, quali suocera-nuora, operaio-padrone, etc., per cui la locuzione «dare il pane e la sassata» passò a denotare un ambiguo ed invero inaffidabile atteggiamento tendente dapprima ad accattivarsi la fiducia di alcuno per successivamente recargli grave offesa o lesione. «Roba da buidiulo…» annota con severità il mi’ ‘ognato Oreste nel suo ponderoso trattato di antropologia criminale, ampiamente desunto dal Beccaria, dal significativo titolo: Se trovo chi m’ha rubbato la biciretta lo sfaccio a forza di picchi nella ghigna che dopo ‘un lo rionosce più nemmeno ‘r budello disu ‘ma’cane. Ed. Le Sughere 1985.

    Commento di roger - 26 Marzo 2007 16:12

  16. Angela, fantastico :-)

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 16:24

  17. Roger, bei piantagrane eh? ;-)

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 16:25

  18. scusa sai… ma questo post fa schifo!!!

    vabbè non è vero, è bellissimo, era solo per litigare!
    zop e gob!

    Una sera, una sera de note
    due gobeti se davan le bote
    due gobeti se davan le bote
    se stè sziti ve digo’l perchè

    Due gobeti de media statura
    se parlavan de cose amorose
    ma i gh’aveva ‘na mata paura
    che qualcuno li stesse a ascoltar

    Uno l’era el famoso Matia
    l’altro l’era l fabriga enciostro
    ch’enbriago de grapa e de mosto
    insultava l’amico fedel

    Lu’l g’ha dito va là ti se gobo
    e quel’altro el g’ha respondido
    se mi son gobo tu no te se drito
    sora la scena ti g’ha’n montesel

    E i sa dito parole de fogo
    e i sa dato careghe sul muso
    poi sono andati a finire in quel buso
    dove se beve un biceer de quel bon!

    Commento di zop - 26 Marzo 2007 18:03

  19. Brigantinu. Pare, come dice una canzone, sia un attributo del tipico nuorese, assieme a corazzudu, beffulanu, mandrone,limbudu e tusturrudu. Vediamo se qualcuno sa cosa significano gli altri.

    Commento di aquatarkus - 26 Marzo 2007 18:24

  20. Zop, ;-D!
    Dai ricominciamo. Io faccio il contralto:
    Una sera, una sera de note
    due gobeti se davan le bote
    due gobeti se davan le bote
    se stè sziti ve digo’l perchè…

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 21:16

  21. Aquatarkus, ho chiamato aìta! ;-D***

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 21:30

  22. Deo los isco tottu cantos…

    Commento di Lesorja - 26 Marzo 2007 21:36

  23. Aiò, dimenticavo Lesorja! Aggiungo anche te alla lista (ma per favore traduci la tua frase, eh? ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 21:39

  24. Tra noi estimatori di Peter Gabriel si ama citare una frase molto azzeccata:

    “Don’t mess with me my fuse is short”.

    E’ dalla canzone Darkness e in pratica significa: non provocarmi che ho la miccia corta.

    Commento di Krishel - 26 Marzo 2007 21:39

  25. Krishel, ma lia in questi giorni è minuscola (saranno le stampelle, ma m’incendio subito ;-D

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 21:41

  26. Traduzione: “io li so tutti (i significati)”.

    Commento di Lesorja - 26 Marzo 2007 21:46

  27. E li tieni per te? ;-***

    Commento di Placida Signora - 26 Marzo 2007 22:03

  28. sempre a milano “cantare il demi demi” e cioè provocare consapevolmente gli altri (dammi,dammi le botte)

    Commento di wolly - 26 Marzo 2007 23:00

  29. Alzo bandiera bianca, i miei ricordi della lingua del Goceano non vanno così in là.

    Commento di Squonk - 27 Marzo 2007 06:48

  30. Mal che se vol, nol dol.
    Male che si vuole non duole

    Commento di john - 27 Marzo 2007 08:33

  31. una mia amica e conterranea (piacentina),dice “me sfrìsan i man” (mi friggono le mani :-)

    Insulti piacentini volgarotti e non:
    Mal’a ttè e tt’ha caghé (mannaggia a te e a chi ti ha c**ato)
    Maladissa tò (maledetto te)
    Mal’a tté ett’ha faatt (o ninnè) (mannaggia a te e a chi t’ha fatto, o ninnato)
    Can da la Bissa (lett. Cane della Biscia, insulto con cui i piacentini si rivolgevano ai milanesi al seguito dei Visconti (con il Biscione nello stemma), calati in città con mire non troppo amichevoli)

    Commento di Glossy - 27 Marzo 2007 11:32

  32. corazzudu=coraggioso
    beffulanu=sarcastico, ironico
    mandrone= pigro
    limbudu=linguacciuto
    tusturrudu=testardo

    per chi vuole farsi del male:
    ecco il repertorio del coro Su Nugoresu e la canzone è “Su Nugoresu”, appunto.

    Commento di aquatarkus - 27 Marzo 2007 13:49

  33. Grazie! :-*

    Commento di Placida Signora - 27 Marzo 2007 16:18

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