Perché si dice: andare in malora o a ramengo
Andare in malora (o alla malora) è un antichissimo modo di dire che deriva dal latino “mala hora”, ossia “ora cattiva”: in senso lato “momento brutto, funesto”.
Anticamente si credeva che le “male ore” fossero quelle comprese tra le 2 e le 4 del mattino, nel cuore della notte quindi, quando le tenebre mettevano più paura e angoscia risvegliando incubi e ansie; ore nelle quali le “statistiche” mediche di allora denunciavano il maggior numero di decessi fra vecchi e malati. In seguito è diventato quasi un luogo “fisico-geografico” dove si va o si manda (ma va’ in malora).
*
Altro modo di dire simile, indicante in generale una fine catastrofica e infelice, è andare o mandare a Ramengo.
E qui le versioni dell’origine sono due.
La prima si riferisce ad Aramengo, un paese in provincia di Asti. Sino al XVII sec. era sede di Tribunale, e pare ospitasse un carcere duro dove venivano rinchiusi i delinquenti più pericolosi, solitamente in attesa di condanna a morte. Quindi finire ad Aramengo come imputati e prigionieri significava finire decisamente male.
La seconda invece fa derivare la parola ramengo da ramingo, che discende a sua volta dal provenzale ramenc (ramo), termine indicante pure gli uccellini che abbandonato il nido, ma non sapendo ancora volare, zompettano incessantemente di ramo in ramo.
Col tempo il termine ramingo si estese ad indicare anche chi avendo perso tutto (per fallimento, esilio ecc) era costretto a vagabondare senza meta e senza soldi per le strade del mondo.
Insomma, scegliete voi la versione che vi piace di più, e se conoscete modi di dire simili segnalatemeli, che li aggiungo qui! ;-)
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Sciura Pina: A Milano si dice “andà a Bacc a sunà l’orghen” (andare a Baggio a suonare l’organo), perchè nella chiesa di Baggio l’organo era soltanto dipinto sul muro. Il senso è: andare a quel paese a fare qualcosa di inutile.
ZiaPaperina: A Genova “anda’ a spassà ù mà!“, andare a spazzare il mare
Glossy: Mia nonna pesarese dice “andare a sparguglione”
Massim: In piemontese si dice “andé a rabél”, che letteralmente significa andare a fracasso :-)
Tengi: Da noi si dice “va a rEmengo” con la “E”, o altro di più volgare…
Maxime: Qui si dice anche andare a putt*** o andare all’aceto, ma temo che non sia un’esclusiva abruzzese… ;)
Grazitaly: In bergamasco si dice “es a buleta” :-D
Luca Moretto: Qui da noi in Veneto si dice anche “andar in mona”
Birambai: La prima che mi viene in mente è: bae a sa furca! (Sardegna)
John: Verona: “scumiziar a ravani e finir a naoni”
MauroGasparini: ‘ndare a carte quarantaoto ; ‘ndare de rebalton



A me piace ramingo perché mi fa venire in mente quel gran figo di Aragorn nel Signore degli Anelli (dove era, appunto, un “ramingo”). A ramengo con un ramingo così Ci andrei volentieri!
Commento di Blimunda - 21 Marzo 2007 10:53
E’ più correto a “Ramengo” o a “Ramingo” secondo te?
Commento di Graziano - 21 Marzo 2007 11:05
Blimunda, romantico ramingare! ;-*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 11:25
a milano si dice “andà a Bacc a sunà l’orghen” (andare a Baggio a suonare l’organo), perchè nella chiesa di Baggio l’organo era soltanto dipinto sul muro
Sciura Pina
(il senso è. andare a quel paese a fare qualcosa di inutile)
Commento di sciura pina - 21 Marzo 2007 11:29
Sciura Pina, chissà perché solo dipinto…Forse non avevan soldi per comprarne uno vero? Approfondirò :-)*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 11:36
A Genova “ma va’ a spassà ù mà”, vai a spazzare il mare.
;OD
Commento di ZiaPaperina - 21 Marzo 2007 11:47
Graziano, “va’ a ramingo” non l’ho mai sentito dire…;-*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 11:52
ZiaPaperina, sì ;-D
Però non rende l’idea di “andare in malora”. Vedrei meglio “andare/finire a bagno”…
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 11:53
mia nonna pesarese dice “andare a sparguglione”
Commento di Glossy - 21 Marzo 2007 12:00
ecco, mia madre che usava dire (dirmi) spessissimo ‘ma va a ramengo’, si riferiva all’errare a vuoto inutilmente, come nella tua seconda ipotesi…
Commento di blulu - 21 Marzo 2007 12:02
Glossy; “come si può tradurre “sparguglione”? :-*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:03
Blulu, ma certamente! ;-**
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:04
direi “ramengo” (o ramingo, fate voi :-D), come traduzione ad sensum. Letteralmente non ne ho idea, e credo neppure mia nonna…
Commento di Glossy - 21 Marzo 2007 12:06
In piemontese si dice “andé a rabél”, che letteralmente significa andare a fracasso :-)
Commento di Massim. - 21 Marzo 2007 12:09
Glossy, organizzeremo un serissimo convegno sull’argomento “Origine e storia dello sparguglione” ;-))***
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:09
posso partecipare in qualità di ospite d’onore, tirandomi dietro mia nonna, quella di “porca paletta zozza”, “grande grossa e minchiona”, “sei nata a casa Baldassini?” e altre amenità?
Commento di Glossy - 21 Marzo 2007 12:13
Glossy, certo. La nonna aprirà i lavori dando il benvenuto ai partecipanti!(la mia nonna dice “grande e gross ciula e baloss” ;-D*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:17
Massim, chissà se ha qualcosa a che fare con “rebelott/rabelott” lombardo? :-*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:18
io non le darei una responsabilità così grande, mia nonna quando sbaglia qualcosa - e lo fa spesso - si dà della stronza (con la Z romagnola) in pubblico e ad alta voce; temo che la serietà del congresso ne risentirebbe :-D
Commento di Glossy - 21 Marzo 2007 12:34
da noi si dice “va a rEmengo” con la “E”
o altro di più volgare…
Commento di Tengi - 21 Marzo 2007 12:35
Tengi, si usan tutte le vocali per ramingo ramengo, eh? ;-D*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:43
Glossy, ma no, anzi, s’imparerà qualcosa sulle varie pronunce…;-D
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:46
Qui si dice anche andare a puttane o andare all’aceto, ma temo che non sia un’esclusiva abruzzese… ;)
Commento di Maxime - 21 Marzo 2007 12:51
Maxime, temo anch’io, soprattutto riguardo al primo…;-D
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 12:54
in bergamasco si dice “es a buleta” :-D
Commento di Grazitaly - 21 Marzo 2007 13:36
Graziano, “buleta” nel senso di bolletta?
:-*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 14:28
lo so che è un po’ forte,placida. Ma giusto ieri la mia macchina con me sopra è andata affanculo. Posso dirlo? Se vuoi censurami…
Commento di catepol - 21 Marzo 2007 14:36
qui da noi in veneto si dice anche “andar in mona”
Commento di Luca Moretto - 21 Marzo 2007 14:37
Catepol, non censuro stelìn…se metto gli asterischi nel testo è solo per evitare invasione di referrer sgradevoli. Certo che l’hai scampata bella! Come ti senti oggi? :-***
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 14:47
Luca, celeberrimo ed esaustivo modo di dire! ;-D*
Commento di Placida Signora - 21 Marzo 2007 14:48
placida cara mi sento bene, come se avessi vissuto una scena di un film in realtà, come se fosse stato un videogioco, come qualcosa che non m’appartiene insomma…però con la consapevolezza che anche se nevica qui (si davvero sta nevicando) è primavera e la vita è bella…
comunque tornando a noi…andare a rotoli, andare all’aceto…vediamo se mi viene i mente qualche espressione dialettale
Commento di catepol - 21 Marzo 2007 15:00
Graziano, semmai si dice “andare COL ramingo”, vedi mio commento!
Cate: tutto bene stella? Ti mando un bacio
Commento di Blimunda - 21 Marzo 2007 15:59
la prima che mi viene in mente è: bae a sa furca!
Commento di birambai - 21 Marzo 2007 18:32
Verona: “scumiziar a ravani e finir a naoni”
Commento di john - 21 Marzo 2007 22:19
‘ndare a carte quarantaoto
‘ndare de rebalton
Commento di maurogasparini - 21 Marzo 2007 23:40
John, ehm, non son sicura della traduzione “cominciare con rape e finire a navoni”, ossia sempre a rape?
:-*
Commento di Placida Signora - 22 Marzo 2007 01:04