L’indimenticabile Gilberto
(sempre per la serie dedicata ai blogger che verranno allo ZenaCamp)
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Da guardare:
Da I manezzi pe majà ‘na figgia
(il volume è un po’ così, ma ne vale la pena! )
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Da leggere (con calma, tanto non scappa :-):
Nel 1966 fa moriva a Genova Gilberto Govi (vero nome Amerigo Armando), uno degli attori più amati dagli italiani e che Leonida Repaci definì “un demonio che saprebbe far ridere a crepapelle anche se recitasse per tre atti la tavola pitagorica”.
Era nato nel 1885: sorprendentemente portato per il disegno, da ragazzo aveva studiato all’Accademia di Belle Arti e subito era stato assunto come disegnatore dalle Officine Elettriche Genovesi.
Ma la sua strada era decisamente un’altra: quella del palcoscenico.
Infatti faceva parte dell’Accademia Filodrammatica del teatro Nazionale dove si recitava obbligatoriamente in perfetto italiano: l’Accademia aborriva il dialetto, Govi lo adorava e così fondò una Compagnia chiamata “La Dialettale“, con la quale recitava nei fine settimana e dove conobbe Caterina Franchi, in arte Rina Gaioni: si sposarono, e per 49 anni divisero sia la vita che la scena.
Govi se ne andò dall’Accademia il giorno in cui, convocato dai capi, questi gli dissero: -”Scegli: o noi o il dialetto“.
Fortunatamente per noi scelse quest’ultimo e, per la cronaca, trent’anni dopo l’Accademia lo nominò Socio Onorario.
Lina Volonghi era solita ripetere:
“Quando la gente e i critici lodano il mio senso di responsabilità e disciplina, lodano Gilberto Govi. Da lui ho imparato i tempi comici, il rispetto per il pubblico, il donarsi con estrema semplicità e grande sacrificio.”
Essendo entrata nella Compagnia da giovanissima, e provenendo da una famiglia semplice, senza studi e cultura, Govi fu per lei Maestro di vita: a Napoli, parliamo dei primi del ‘900, la spedì a vedere i De Filippo definendoli “tre fratelli bravissimi che recitano al San Nazzaro: nessuno ancora li conosce fuori di Napoli, ma andrebbero proprio portati in trionfo perché sono bravi”.
E poi Carlo Campanini, che con Govi divideva l’amicizia di Macario; e poi ancora Walter Chiari, Paolo Stoppa, Dina Sassoli, Alberto Sordi, che con lui girarono nel ‘47 Che tempi! (alias Pignasecca e Pignaverde).
Da queste e altre testimonianze risulta il vero carattere dell’uomo in modo più illuminante di un qualsiasi testo di critica teatrale, e indubbiamente del teatro Govi fu un mitico interprete.
Sì, fece anche cinema: oltre i film citati, anche Colpi di timone con Sergio Tofano e Il diavolo in convento girato nell’abazia di San Fruttuoso di Camogli assieme a Carlo Ninchi e Mario Pisu.
Film carini, ma niente a che vedere con il suo ambiente naturale, il palcoscenico.
Gilberto Govi fu accusato dalla critica ufficiale di essere un pigro che rappresentava sempre le stesse commedie: innanzitutto ciò non è vero, visto che in 50 anni di carriera “mise su” ben 81 commedie diverse; e se la gente si diverte ancora oggi alla follia nel vedere in videocassetta o DVD Pignasecca e Pignaverde, Quello Buonanima, Colpi di timone, Sotto a chi tocca, Gildo Peragallo ingegnere e soprattutto i celeberrimi Manezzi pe majà ‘na figgia, ciò significa che si tratta di testi validissimi e intramontabili.
Nel 1957 la televisione sperimentò la ripresa diretta delle sue commedie a teatro: fu un trionfo incredibile in tutta Italia, con record d’ascolti mai più raggiunti da altre rappresentazioni simili.
Ben sedici testi teatrali che riscossero un enorme successo di pubblico, e c’è da scommettere che se la Rai ne riproponesse oggi qualcuna lo share sarebbe ugualmente sorprendente perché, come disse il regista Vittorio Brignole:
“Govi davanti alle telecamere era diverso dal Govi davanti al suo pubblico? E’ una domanda che potrebbe essere rivolta a quelli che I Manezzi li hanno visti a dieci anni con la madre, a venti con la fidanzata, a trenta con la moglie, a quaranta con la figlia, a cinquanta con l’esperienza di una vita passata ad amare un attore, e non hanno trovato alcuna differenza”.
Il suo modo di gestire la Compagnia era un capolavoro di piccola imprenditoria forma cooperativistica, in cui i guadagni venivano suddivisi fra gli attori e i tecnici; non godendo affatto di appoggi politici e sovvenzioni, bisognava amministrarla come una ditta.
Difatti Govi, con i suoi attori si comportava come un Presidente d’azienda: paziente, gentile ma senza dare la minima confidenza.
Tutti lo chiamavano Commendatore e il suo “voi” rivolto a loro era imperativo non per ordini di regime, ma perchè in genovese si usa così.
Ogni giorno si recava puntualissimo a teatro come si recasse in ufficio: finite le prove o le recite salutava e con la Rina se ne tornava a casa dai cani, tutti amatissimi randagi da loro adottati.
Si comportava come un distinto professionista borghese che non parlava mai male dei colleghi italiani, anzi si arrabbiava molto se qualcuno metteva in dubbio la bravura altrui; ma soprattutto detestava i pettegolezzi e le malignità, possedendo un sacro nonché raro (per l’ambiente) culto per il riserbo altrui.
Dicevano anche che fosse mostruosamente tirchio, leggendaria nomea affibbiata a tutti i genovesi.
Innanzi tutto si dice parsimonioso; magari era quello che se doveva comprarsi un paio di scarpe nuove cadeva in crisi e non amava sprecare miliardi in costumi od orpelli inutili di scena; era quello che con l’amico Amedeo Garbarino (mio bisnonno) al Circolo del Tunnel aveva inventato la “gag” (presente poi in Pignasecca e Pignaverde) del sigàro fumato in verticale per farlo durare di più.
Però, di nascosto e senza andare a strombazzarlo in giro, quasi tutte le mattine chiamava il suo fido portinaio Lino e lo mandava a spedire “un assegno qua, un vaglia là“: tutta beneficenza destinata a colleghi in disarmo, ospedale Gaslini e associazioni per la protezione animali.
Il suo modo di recitare era unico: gli autori delle commedie come Bacigalupo (I manezzi), La Rosa (Colpi di timone), Acquarone (Bocce, l’unica commedia recensita dalla “Gazzetta dello Sport“), Bassano (Il porto di casa mia) e altri, non avevano vita facile.
Govi ne rielaborava i testi, li traduceva in genovese e soprattutto aggiungeva battute: se vedeva che avevano successo, tra un atto e l’altro correva dal suggeritore e gli intimava “Questa, a copione!”.
Ovviamente non tutti ne erano felici: uno di questi, Carlo Bocca, dopo la prima di una sua commedia s’imbufalì talmente per le variazioni fatte che lo aspettò fuori da teatro e gli mollò un ceffone tremendo.
Morale, Govi incassò lo schiaffone, però non mise mai più in scena una commedia di Bocca.
Durante la prima e la seconda guerra mondiale organizzò molti spettacoli per le forze armate, soprattutto in Emilia, terra d’origine dei suoi genitori; un carro di Tespi con sede a Bologna che portava la Compagnia a fare spettacoli nelle varie caserme dislocate nella regione.
Il palcoscenico veniva costruito di volta in volta con tavole, senza sipario, la platea regolare con migliaia di posti a sedere e i camerini, costruiti in legno come cabine balneari, con gli attaccapanni e il tavolino per il trucco.
Quest’ultimo per Govi era fondamentale: sfruttando la sua abilità pittorica, riusciva da solo e in mezz’ora a cambiarsi completamente i connotati.
Vari colori di cerone, matite grasse; manovrava con i pollici, spalmava, tirava, sfumava ed ecco venir fuori gli zigomi, spuntare il mento, sparire la gola.
Aveva di natura un viso grande un po’ quadrato: col trucco lo faceva diventar piccolo e rotondo come una prugna secca.
Interpretando alcuni personaggi riusciva addirittura ad accorciare materialmente il suo corpo: al momento degli applausi finali si tirava su e si allungava di quindici centimetri.
Ma soprattutto erano gli occhi la sua grande forza espressiva: quelli non li truccava mai, li lasciava liberi di muoversi, ammiccare, luccicare come se avessero avuto una lampadina dentro.
Valeria Moriconi disse: -”Ho di Govi un ricordo nettissimo: in particolare dei suoi occhi e dei suoi incredibili sopraccigli; Govi parlava con tutto il suo modo di essere, parlava con le mani e parlava pure con i sopraccigli. Parlava pure quando stava in silenzio“.
Infatti bastava una sua occhiata per far esplodere dalle risate il pubblico e, più di una volta, anche gli altri attori in scena che andavano a “bagnomaria“, rischiando cioé l’amnesia totale e il soffocamento a causa di furiosi attacchi di ridarella trattenuta, poiché aveva la capacità di rendere teatralmente preziosi persino gli incidenti scenici e le famigerate “papere“.
Una volta rimase per un’ora in scena con una mosca che ronzava impazzita perché gli era rimasta imprigionata tra la “coccia” (parrucca dura e tonda come un elmetto) e la testa; non potendo darsi una manata sul cranio per schiacciarla né strapparsi pubblicamente la coccia, recitò in modo più agile, veloce e arzillo del solito costringendo tutti gli altri a seguirlo frenetici.
Un’altra volta, invece di dire “Facciamo un patto” disse “Facciamo un tappo“: per rimediare la topica si mise a parlare ininterrottamente di tappi e patti, inventando battute, improvvisando tanti di quei discorsi e gesti che alla fine il suggeritore stremato lanciò per aria il copione e se ne andò, mentre il pubblico esplodeva in un mega applauso a scena aperta.
A proposito di papere è rimasta memorabile quella di Sergio Fosco, marito di Anna Caroli (indimenticabile Cùmba, la donna di servizio nei Manezzi) e padre di Gian Fabio ( il futuro Gian della coppia comica con Ric); tutti e tre attori della Compagnia di Govi.
Stavano recitando Bocce al teatro Carignano; Govi lanciava la boccia sul pallino e Fosco doveva gridare entusiasta:
-”Sciu padrun, bravìscimu: a vegne drita drita in sciu ballìn!” (”Signor padrone, bravissimo: viene dritta dritta sul pallino!”)
Ma quella sera cambiò in “e” la “a” del “ballìn“: tutti gli attori fuggirono dal palcoscenico in preda a convulsi di riso e Govi, rimasto solo in scena, urlò ridendo come un matto “Aleé! U savèivu che ‘na vota o l’atra ti l’avièsci dita!”, “Lo sapevo che una volta o l’altra l’avresti detta!”.
Fortunatamente erano a Torino, pochi compresero: e se anche ora qualcuno di voi non capisce, usi la fantasia. ;-)
La critica laureata accusò infine Govi di avere il “limite” del dialetto: oggi possiamo dire che in realtà il suo fu grande teatro, quello che si fa amare e comprendere dappertutto nonostante il linguaggio, come il veneziano di Baseggio, il milanese di Ferravilla o il napoletano dei De Filippo.
Govi rese allora comprensibile e famoso anche il genovese perché, con estrema naturalezza, aveva il dono di farsi capire non solo in tutta Italia, ma anche a Parigi o Buenos Ayres.
E se lo spettatore non afferrava proprio tutto alla lettera, poco importava; Pietro Palmieri, altro attore della Compagnia, raccontava che dopo la rappresentazione di una commedia all’Odeon di Milano era andato a prendere un cappuccino al Sì, un bar in Galleria:
- “Lì vedo due signori che s’incontrano e l’uno dice all’altro: “Sei andato a vedere Govi? E cosa hai visto?”.
L’illuminante risposta fu:
“So ‘na got, ma ho ridù tant, ridù tant, che rid anch’a mò“.



Pur essendo bergamasco conosco Govi, credo che in poche parti d’Italia lo conoscano.
Commento di Grazitaly - 1 Marzo 2007 15:54
Graziano, purtroppo credo che i giovani (non quelli genovesi) lo conoscano ben poco…La tv non ha mai più riproposto le sue commedie, ne parlano sempre pochissimo. E’ un delitto, ecco :-*
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 15:58
Annosa questione quella che sorge tra i puristi del teatro recitato (anzi, “detto”)in italiano ed i fautori del teatro dialettale come forma espressiva più spontanea ad aderente alla realtà.
L’accademia di teatro milanese, in cui ho avuto l’onore di conseguire il diploma di attrice dopo due anni di studio, ha visto tra i propri provinati, moltissimi anni or sono, un giovanissimo Alberto Sordi.
Gli annali della storia tramandano il seguente episodio: l’insegnante di dizione di allora, pur apprezzando le innegabili doti istrioniche del giovane Alberto, rifiutò di ammetterlo alla scuola in quanto “troppo romano”.
Io credo che sia stato meglio così, in ogni caso.
Baci da Tengi
Commento di Tengi - 1 Marzo 2007 16:06
Tengi, bé, ‘fettivamente romano era romano…;-) Discorso di Govi a parte, mi va bene che un attore mantenga le sue connotazioni regionali. Però, in un teatro “italiano”, dove non sia richiesta dal testo rapresentato preferisco una dizione pulita e senza inflessioni dialettali. Mi piacerebbe la stessa cosa persino nei giornalisti che conducono i vari TG e GR, come effettivamente era fino a non molti anni fa…
Un giorno dovresti raccontarci la tua esperienza di attrice, sai? :-**
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 16:29
un giorno la racconterò senz’altro, anche perchè la mia esperienza di attrice è strettamente lagata per buona parte alla città di Genova.
Anche io preferisco una dizione pulita e senza inflessioni per i testi scritti in italiano.
Lasciamo perdere i Tg e le Radio.. sai che una volta ti multavano se sbagliavi gli accenti? ora non più, purtroppo…
Tengi
P.S. il tuo complimento sul mio post me lo tengo caro caro, per me è davvero una soddisfazione! grazie
Baci
Commento di Tengi - 1 Marzo 2007 16:34
Quanto vorremmo venire allo ZenaCamp e presentare un intervento. Ma l’incognito ci blocca. Qualcuno vuole farci da portavoce?
Commento di Saranno troppo famosi - 1 Marzo 2007 16:55
Tengi, :-**!
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 16:59
Nick&Name, quale incognito? :-)
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 16:59
Mitì io supero i 35 anni, per quello lo conosco :-D
Commento di Grazitaly - 1 Marzo 2007 16:59
Ah! Volete rimanere in incognito…(son galoppante e distratta, sorry)
L’incognito è bandito ai barcamp, mi spiace ;-)
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 17:00
Qualche tempo fa erano usciti i dvd (credo in edicola) con tutto il teatro di Govi che avevo visto in televisione da bambina.
Poichè sono milanese non capivo tutto e anche adesso ho qualche difficoltà, ma ho acquistato e amo rivedere I manezi, Colpi di timone e Pigna verde e pigna secca.
Sciura Pina
Commento di sciura pina - 1 Marzo 2007 17:00
Graziano, e forse ne hai sentito parlare in casa da quando eri piccolo :-)
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 17:01
Sciura Pina, se hai dubbi linguistici, chiedimi pure :-*
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 17:01
No, ho visto, non ricordo su quale canale (in bianco e nero)alcune sue commedie in genovese. Forse sulla Rai da bambino.
Commento di Grazitaly - 1 Marzo 2007 17:25
Nel 1979 Vito Molinari e Mauro Manciotti gli dedicarono una serie su Rai 3.
Da quella data, il silenzio. :-*
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 17:36
Avevamo scritto un commento, ma forse non l’abbiamo inserito… Ti chiedevamo se possiamo inviare davvero un portavoce con nome e cognome e blog.
Commento di Saranno troppo famosi - 1 Marzo 2007 17:37
Quando stavo con la compagnia teatrale “il sorriso” (diretta da Armando Cafaro), un fatto colpì molto mio padre che era con me alle prove una sera. Che una compagnia totalmente (o quasi) partenopea conoscesse e citasse Govi. Invece era la sua universalità. Il problema di Govi è la quasi totale assenza dai media “moderni”.
Commento di Xabaras - 1 Marzo 2007 18:20
Govi era chiaramente un attore dialettale, ma la sua mimica e i suoi tempi erano quelli del Signor attore, ricordiamo tutti le sue esibizioni teatrali stupende. io ricordo uno spezzone Rai di un suo intervento in una cucina dove parlavano del tacchino e diceva più o meno così “il tacchino ti vegghi dittu cuxi u nu sa de ninte, ti veu mettu u bibìn u bibìn u timpe a bucca!”
Commento di luca - 1 Marzo 2007 18:57
Nick&Name, vi ho risposto nei commenti qua sopra…Ma la trovo un’idea che con lo spirito del barcamp c’entra decisamente poco. Lo ZenaCamp è un’occasione di incontro, conoscenza, scambio reale di reali esperienze personali in ogni e-campo. Tutti gli iscritti firmano con nome e cognome vero, e saranno lì veri, in carne e ossa. Che senso avrebbe mandare un portavoce?
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 19:20
Xarabas, nini, non credo di capire bene “totale assenza di media moderni”. Dove? Nelle sue commedie?
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 19:21
Luca, traduco per i foresti ;-)
Più o meno “Vedi, il “tacchino” detto così non sa di niente; vuoi mettere (chiamarlo) “bibin”, il bibin ti riempie la bocca! ;-)
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 19:24
ho 52 anni…mi ricordo bene la tv in bianco e nero, e le commedie ,i vecchi sceneggiati,la tv dei ragazzi,carosello …e a letto,Ruggero Orlando,le tribune politiche,il maestro Manzi,Canzonissima,l’ Amico del giaguaro, Tognazzi e Vianello…oh Titoo…t’a ritinto ìtettoo…,i programmi che iniziavano nel pomeriggio, etc etc etc…..mi ricordo anche di Govi, grande attore dalla mimica eccezzionale ….ma con il dialetto ci facevo a cazzotti…è il retaggio di noi toscani aver dato vita ad una lingua…e poi non comprendere appieno i dialetti delle altre regioni…comunque aver visto Govi ne è valsa la pena…
Commento di roger - 1 Marzo 2007 19:44
.quando teneva il sigaro in verticale
Diceva: “Così fa meno combustione”
Commento di paolo Ferrari - 1 Marzo 2007 19:47
Ho regalato a mio marito, aka il longobardo, un dvd di Govi. E’ una altro piccolo passo nel suo percorso per diventare OGM (Organismo Genovesamente Modificato)
Commento di Blimunda - 1 Marzo 2007 19:59
Paolo, oh! Ti ho scritto ora, non sapevo fossi già qui!
Deve esserci in casa da nonna una foto dei due al Tunnel, sfumazzanti.
Pensa che e nonno Amedeo compravano le scarpe insieme: uguali, stesso modello. E facevano a gara a chi durassero di più. Poi in casa avevano i Raffaello, ma questo è tipico genovese ;-D
Bacio!
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 20:09
Blimunda, io ho tutto il cofanetto (comprato online alla Stampa)
Mi sa che Seba lo è già OGM. Baci ad ambo! ;-D**
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 20:10
Roger, eppure Gilberto aveva una tecnica molto semplice per farsi capire da tutti. La battuta in genovese detta (da lui o dagli altri) il più delle volte veniva immediatamente ripresa e tradotta in italiano da chi doveva dire la battuta seguente.
E i tuoi ricordi sono esattamente i miei (con due anni e mezzo di meno, i miei ;-D
Commento di Placida Signora - 1 Marzo 2007 20:15
Cara Placida,
capiamo le tue ragioni. Ma il senso del nostro intervento te lo spieghiamo via mail…
Commento di Saranno troppo famosi - 1 Marzo 2007 23:06
Govi piaceva da impazzire a mio padre che cercava come un ossesso le sue videocassette. Ma allora l’homevideo offriva poco o niente.
Per la serie i migliori se ne vanno, il 2 marzo di qualche anno fa nasceva Walter Chiari.
Mi manca tanto, sai ? Oggi lo ricordavo e quasi mi è venuto il magone.
Ciao
Commento di lorenzo cairoli - 1 Marzo 2007 23:37
era mitico anfrebbe rivalutato buon fine settimana
Commento di caravaggio - 2 Marzo 2007 08:12
Un’errore di interpretazione, Placida. Intendevo la sua assenza “dai” media moderni. (intesi come DVD, Internet ecc.) Ogni tanto esce con il contagocce qualcosa, ma un niente nei confronti di altri artisti. E per esempio, quando la Rai tappa i buchi con vecchie registrazioni, non usa mai mai il suo materiale su Govi.
Commento di Xabaras - 2 Marzo 2007 08:57
cosa ne pensi delle scie chimiche? … fai un salto da me
saludos
Commento di bardaneri - 2 Marzo 2007 09:18
Nick&Name, ok
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 11:44
Lorenzo, la nostra vita è piena di “grandi vuoti” :-*
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 11:45
Caravaggio, buon week end anche a te :-)
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 11:46
Xarabas, purtroppo quasi tutte le registrazioni delle sue commedie sono andate perdute. Gran parte durante l’alluvione di Genova, che allagò i fondi-archivi della rai. Altre copie sono misteriosamente scomparse (collezionisti? mah?). Altre ancora (non rai) erano danneggiate per i fatti loro sin dall’inizio; Govi le usava come “prova”, per rivedere il lavoro svolto. Qualcosa è spiegato qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Gilberto_Govi
Buon fine settimana! :-**
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 11:52
Arrivo sempre tardi, ma non mi posso esimere dall’unirmi al coro degli elogi e dei rimpianti. Conosco quasi tutte le commedie a memoria, e ancora mi diverto quando posso riguardarle o le vedo rifatte da qualche volenteroso. Ma il pezzo dove Govi si chiede il perchè di un bottone in più sul suo gilè (pumellu, gassetta, pumellu, gassetta, pumellu????). Quello mi fa ancora ridere se solo ci penso.
Commento di Lesorja - 2 Marzo 2007 18:33
Lesorja, quello non l’ho trovato su youtube, purtroppo. Il “gibunettu” (gilet) tenuto nel “ghirindun” (comodino)…Ricordi come l’annusa? ;-D
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 19:57
ho letto tutto con estremo piacere :-D adoro Govi e ho le videocassette, peccato la qualità non sia eccelsa e bisogni lavorare un po’ di memoria
ricordo i tormentoni in casa dopo che mio zio l’aveva visto recitare al Verdi, fanno parte dei bei ricordi dell’infanzia :-)
ora però ho un po’ di senso di inadeguatezza … tuo bisnonno era suo amico, il grande Paolo Ferrari è sicuramente più di un conoscente occasionale per te, bazzicano artisti vari su questo blog … io che ci faccio qui?????
Commento di JillL - 2 Marzo 2007 23:39
JillL, fai l’amica fra amici :-)*
Commento di Placida Signora - 2 Marzo 2007 23:57
Indimenticabile…. Grazie Mitì :)
Commento di silentman - 5 Marzo 2007 16:35
Che bel articolo!
Complimenti.
Mi presento,mi chiamo juri e ho 25 anni.PEr fortuna la rai ha trasmesso Maneggi nel lontano 95 o 96.
Da allora cerco di capire questo grande attore che insegna ancora nonostante siano più di 40 anni che ci ha lasciato… Ma è triste di come in Italia si sappia misure e contromisure di attori che non valgono una cicca e su Govi ci sia tanta ignoranza tra i miei coetanei ma anche tra persone molto più grandi…
Commento di juri - 24 Marzo 2007 00:10
ragazzi su emule c’è una commedia inedita è simpaticissima!
E’ IL DENTE DEL GIUDIZIO… E’ già un passo avanti.speriamo che altri collezionisti le mettano in rete…
Commento di juri - 24 Marzo 2007 00:12
[...] (E per far commuovere Chamfort, ecco Ma se ghe pensu interpretata da Govi) [...]
Pingback di Placida Signora » Blog Archive » Placiditramonti di Blog Autore - 9 Maggio 2007 19:23
[...] una buona dose di “faccia tosta”, o “di bronzo”, o “come il…”, quella stessa che Gilberto Govi nei “Maneggi per maritare una figlia” rinfacciava alla moglie dicendo: “Gigia, hai una [...]
Pingback di Placida Signora » Blog Archive » Faccia serena è come un tamburo - 25 Giugno 2007 13:26
[...] Per i genovesi, Gilberto Govi non ha bisogno di nessuna presentazione, basta il nome per far affiorare alla mente le immagini in bianconero delle sue commedie dialettali. Per tutti gli altri, vi rimando a un esaustivo post della Placida. [...]
Pingback di Gilberto Govi at silentman - 2 Agosto 2007 14:24