Contagioso
Quando sono triste mi guardo
questo
E voi, quando siete malinconici, che fate per “farvela passare”?
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Quando sono triste mi guardo
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E voi, quando siete malinconici, che fate per “farvela passare”?
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Si vede che in questi giorni non ho tempo di pensare a niente di serio, sì? ;-)
Proverbi e modi di dire
Si può essere belli “come il Sole” o “come un Dio”, che poi sarebbe la stessa cosa perché Apollo, dio della bellezza, era anche il dio del sole.
Un bambino solitamente è bello “come un angelo”, mentre una donna sorridente ed elegante è “bella come una sposa”, poiché si sa che nel giorno del matrimonio “tutte le spose sono belle”; invece quando si è giovani si possiede “la bellezza dell’asino”, che pare sia o la storpiatura del francese “la beauté de l’âme” (âme, anima) o de “la beauté de l’âge” (âge, età), ambedue tramutate in “âne” (asino).
La saggezza popolare veneta ammonisce però che “co la belessa sola no se vive”; i genovesi più pratici dicono “bellessa no fa buggì a pugnatta” (non fa bollir la pentola). Continua »

A me vengon dei nervi quando lo faccio, ma dei nervi…;-)
C’era una volta a Cornigliano, nel ponente genovese, un bellissimo castello in riva al mare, con a fianco una spiaggia dall’acqua limpida. Una spiaggia anche letteraria; fu proprio lì che cadde la Luigia…
Il castello somigliava un poco a quello del Miramare di Trieste , e il suo proprietario era Edilio Raggio (1840-1906) , personaggio amatissimo dai genovesi e considerato allora l’uomo più ricco d’Italia.
Fornitore ufficiale di carbone della Marina e delle Ferrovie, creatore della Società Trasporti Marittimi Raggio&C, fondatore a Sestri Ponente del primo stabilimento di siderurgia della Ferriera, proprietario di miniere, altoforni, industrie di macinati, zuccherifici, cotonifici, assicurazioni, banche.
La sua fortuna oscillava dai 150 ai 200 milioni di lire annue.
Per erigere il castello, Edilio nel 1879 pagò il terreno 50.000 lire (1000 lire di allora valevano circa 7 milioni di lire del 1995, 3.500 euro); per costruirlo, ne spese 660.000.
In quel maniero, sia con lui che con suo figlio Carlo, venne ospitata la Storia: Umberto I, la regina Margherita, Giolitti; nel ’22 i rappresentanti di 34 nazioni, capitanati dal ministro Facta, in una Conferenza destinata a riorganizzare l’economia del dopoguerra.
In quegli anni (e precisamente nel ’26) nacque l’idea di far nascere “la Grande Genova”, realizzando un’area industriale con grandi impianti siderugici, e nel ‘38 iniziarono i lavori dell’aeroporto.
Poi tornò la Guerra; gli eredi di Raggio sfollarono nel basso Piemonte, e la Storia si scatenò, ma non in modo positivo.
Sulla spiaggia a fianco del Castello deserto, dapprima vennero create rudimentali saline ove s’evaporava l’acqua di mare su lamiere scaldate da fornelli; c’era bisogno di legna da ardere; vennero distrutte le piante del giardino, e i fumi danneggiarono le pareti interne.
Nel ’40 l‘Ansaldo pose sempre sulla spiaggia i cannoni per collaudarli, danneggiando con le vibrazioni gli affreschi e stucchi dei grandi saloni; poi venne occupato da un presidio militare di 300 soldati austriaci agli ordini del Comando Tedesco e, infine, il 25 aprile del ’45 i partigiani lo assaltarono.
Nel ‘46, del Castello rimaneva solo lo scheletro in muratura; spariti arredi, gradini e balaustre di marmo, serramenti, orditure del tetto, tubature.
La gente tornava lentamente alla spiaggia, libera dai cannoni, e dall’acqua ancora limpidissima; i bambini giocavano nell’immenso rudere, sotto gli alti soffitti completamente sfondati dai quali si vedeva un cielo ancora azzurrissimo.
Poi la Finsider (Iri) iniziò a mettere in pratica il Piano Sinigaglia
Il 18 aprile 1950, Edilio Raggio marchese D’Azeglio (figlio di Carlo) vendette per 12 milioni (1000 lire del ’50 valevano circa 25.000 lire del 1995, 12 euro) il castello all’ingegner Mario Ricci.
Il 14 aprile del ’51, uomini vestiti con le tipiche divise di velluto a coste dei minatori, minarono il rudere; suonò la tromba d’avviso, vi fu un’esplosione: alle 17,50 era tutto finito e scomparso.
Però sono ancora in molti a vedere con gli occhi della mente, di fianco alle acciaierie di Cornigliano , la figura del Castello Raggio: impalpabile e pallido fantasma di tempi, regni, fortune svaniti dalla terra, ma non dalla memoria.
Approfondimenti
1)Sulla trasformazione industriale e paesaggistica di Cornigliano, leggere qui
2) Qui altre notizie sul Castello ed Edilio Raggio
3) Qui uno splendido testo illustrato sull’argomento
4) Qui una serie di cartoline dell’epoca
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