L’antenna del Burlando
(Sempre per la serie: come ti erudisco i blogger che verranno allo ZenaCamp ;-)
Il 23 gennaio del 1934 si svolse nella Pretura di Genova un processo civile che appassionò e coinvolse tutti gli abitanti del quartiere di Portoria, soprattutto quelli residenti in via Fieschi.
In questa strada infatti, al numero civico 23, abitava un noto farmacista, Luigi Burlando; personaggio estroso, continuava a modificare la sua alta palazzina – già “audace” nella forma liberty – facendo aggiungere sulla facciata poggioli, terrazzini, verandine, bowindini decorati con enormi statue di pietra: putti, damine, angioletti, ninfe, sirene, arabe fenici, uccelli, animali d’ogni sorta che brulicavano ovunque.
Ma il vero capolavoro kitsch era il tetto, citato persino dalle guide turistiche dell’epoca come “Belvedere di via Fieschi”, poiché da lassù si godeva una vista davvero impagabile.
Pur non essendo enorme, aveva da un lato una torre simile a quella d’un castello di fate; ai piedi di questa un giardino pensile pieno di piante, con al centro una grande fontana illuminata; nel giardino un “Viale della Saggezza” fiancheggiato dai busti in pietra di Platone, Cristo, Leonardo, Mazzini, Dante, Omero eccetera e infine, un tempietto romano dedicato al “Risorto genio di Roma”.
Un bel giorno il Burlando decise di fare innalzare sulla torre un’antenna alta 33 metri; gli abitanti di via Fieschi, già da tempo preoccupati per le continue “bellurie” poste al palazzotto, denunciarono la cosa ai Lavori Pubblici, anche perché l’”antenna” era in realtà una colonna di pietra.
Arrivò un Ispettore, e chiese al Burlando a cosa diavolo gli servisse l’antenna.
-“E’ l’asta per la bandiera”, rispose serafico il farmacista.
-“Ma così lunga?” domandò l’ispettore.
-“Certo: ho intenzione di far vedere il tricolore sino in Corsica”.
E per tutta risposta all’Ispettore che gli sottomise le preoccupazioni sue e dei genovesi sulla pericolosità dell’antenna troppo alta e quindi instabile e che avrebbe potuto crollare e causar danni, il Burlando aggiunse alla base di questa la statua di un bambino che la tratteneva con ambo le mani, mostrando nel contempo la lingua facendo boccacce.
Da qui la convocazione in Tribunale, dove il 30 gennaio il farmacista fu condannato a pagare 450 lire di ammenda e obbligato a rimuovere, entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, sia l’antenna, sia le statue sfottenti, sia tutte quelle della facciata che furono giudicate pericolose per dimensione e poca stabilità.
Burlando fece ricorso e contemporaneamente aggiunse sul tetto un’altra statua in pietra, quella di un “battùso” (monello) che con le mani faceva “marameo” rivolto ai passanti perplessi.
Ripartirono le denunce, ma a por fine ai litigi pensò la famosa tramontana genovese la quale, nella notte del 3 marzo 1935, soffiando a 80 km all’ora divelse l’antenna che cadendo dal tetto sulla strada - miracolosamente a quell’ora deserta - lungo il tragitto della rovinosa caduta decapitò, tranciò e mutilò la miriade di ninfe, putti, damine, sirene e animali della facciata.
Il Secolo XIX il giorno dopo scrisse:
“E’ mera fortuna che qualche statua non sia andata a turbare le idee di qualche passante, cadendogli sulla testa.
Fra i curiosi che subito dopo la caduta dell’antenna avevano affollato via Fieschi, abbiamo notato il signor Burlando.
Sembrava un po’ arrabbiato”.



e dunque, sarebbe una sorta di gaudì ligure, il burlando (sarà mica un congiunto del claudio omonimo?)
Commento di gabryella - 12 Febbraio 2007 11:57
La chiusa “sembrava un po’ arrabbiato” è geniale :-D.
Commento di Glossy - 12 Febbraio 2007 12:07
SEMBRAVA, eh? Fantastico, me l’immagino, invece, al giorno d’oggi, il giornalista, con il vezzo per il becero che s’è preseo sui giornali, che termini avrebbe usato.
Ci fosse ancora in giro quella provvidenziale tramontana a far giustizia di brutture architettoniche di cui c’è pieno il mondo. Senza far male a nessuno, s’intende. :D
Commento di marchino - 12 Febbraio 2007 12:07
Gabryella, no, non credo proprio siano parenti. Burlando è un cognome diffusissimo a Genova, come Garbarino o Parodi. ;-*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 12:10
Glossy, sì! ;-D Qui, per essere arrabbiati, si dice “aver le fumàsse”. E me lo vedo proprio il signor B. col fumo che gli usciva da naso e orecchie…;-)
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 12:12
Marchino, davvero ci vorrebbero “tifoni” in certi casi…;-D*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 12:13
sicuramente il signor Burlando era una persona molto estrosa….quello che capisco meno è la totale inimicizia del vicinato(l’ unica cosa in cui posso essere solidale con loro è la pericolosità di una antenna eccessivamente lunga)..
non so…ma mi viene un dubbio….non è che tutto questo essere malvisto, non dipenda solo dalla sua stranezza, ma….puo darsi che…e dato che siamo in periodo di carnevale…”ARLECCHIN” BURLANDO DICEA LA VERITA…..?
d’ altronde le persone possono essere estrose anche nel parlare…oltre che negli atteggiamenti…
Commento di roger - 12 Febbraio 2007 12:26
Roger, chi lo sa…Probabilmente i vicini erano solo un po’ stufi di avere a fianco continui e ingombranti cantieri di ristrutturazione. :-)
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 12:50
oggi come oggi…il signor Burlando… sull’ antenna-colonna sicuramente ci avrebbe messo una parabola per la tv via satellite…..
come cambiano i tempi….
Commento di roger - 12 Febbraio 2007 13:00
Sfortunatissimo il Burlando, fosse nato nella valle dei Templi se la sarebbe cavata con molto meno. Anche con il vento
Commento di oscar ferrari - 12 Febbraio 2007 13:17
Mitica Mitì grazie. Burlando per me sinora era un amministratore ligure ; A proposito di Genova, sabato sera da Fazio, il prof Caroli ha inaugurato una rubrica: mostrano un antico dipinto con paesaggio, propongono di fotografare il medesimo “ora”. Quello proposto è un dipinto fine ‘700 raffigurante Genova. C’era una predominanza di verde meravigliosa ;)
Commento di angela - 12 Febbraio 2007 13:29
Roger, come diceva Govi: Che tempi! ;-*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 13:33
Oscar, vero! Purtroppo le strettezza delle strade genovesi ci ha sempre impedito templi…Peccato. :-)*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 13:34
Angela, già. Pensa che erano tutte piccole colline spianate poi per far posto alle strade…Lo stesso Corso Italia, quello in riva al mare, sino ai primi del Novecento mostrava un paesaggio simile a quello della riviera di Levante: il monte e appoggiato a quello, in riva al male, un “paesino” posato sulla spiaggia. Si chiamavano San Pietro, San Nazzaro, San Giuliano…
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 13:38
Leggevo e intanto mi dicevo: “ma cosa ha scritto!?!” …Poi ho letto per bene il nome Luigi Burlando e non Antonio e mi sono rasserenato dandomi dello stupidotto :D
Commento di gattostanco - 12 Febbraio 2007 13:54
Gatto, mi sa che all’Antonio fischieranno le orecchie oggi..No poveretto, stavolta non c’entra nulla
;-D
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 14:25
avrei voluto vederlo oggi a ristrutturare così!!! se non hai il permesso del Comune, con disegno del geometra e tasse pagate a tutti quelli che incontri nell’iter, non riesci neppure a spostare una porta interna :-(
Commento di JillL - 12 Febbraio 2007 15:24
JillL, spesso le regolamentazioni italiche vanno da un eccesso all’altro…:-*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 15:25
Be’, in fondo il Luigi, seppur con mezzi inappropriati, si era uniformato al pensiero di regime del tempo con la sua intenzione di mostrare il Tricolore alla Corsica.
La guida della C.T.I (il Touring Club dell’autarchia linguistica) dell’Italia Meridionale e Insulare - Libia (guida che adoro), del 1940, inizia la parte dedicata alla Corsica così: “Italiana sotto l’aspetto geografico, etnico, storico, la Corsica appartiene alla Repubblica Francese” (ceduta dai Genovesi).
Commento di gattostanco - 12 Febbraio 2007 15:28
JillL: secondo me, il Signor Burlando era un antesignano dei condonisti, quelli che costruiscono nel giardino il pollaio con i pannelli di legno e dopo qualche mese lo vedi trasformato in una perfetta dependance della casa; dependance che poi viene regolarmente condonata a volta addirittura in barba a sentenze giudiziarie di demolizione.
Commento di marchino - 12 Febbraio 2007 15:28
Gattostanco, quelle guide sono magnifiche! :-)
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 15:39
Marchino, però io la statua del battuso e di quello che faceva marameo non so che darei per vederle…;-D
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 15:40
Marameo….. perché sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l’insalata era nell’orto,
e una casa avevi tu……
davvero un peccato non ne sia rimasto traccia…
Commento di roger - 12 Febbraio 2007 16:09
Grazie dell’erudizione.
Poi, chissà, forse manderemo anche la foto per i 2000 (ma noi, secondo te, valiamo doppio?…).
Commento di Saranno troppo famosi - 12 Febbraio 2007 16:24
Nick&Name, bel problema. Una “cosa sola” come siete voi può valere il doppio? Io dico di sì ;-***
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 16:37
Non sai che emozione leggere del farmacista Burlando!:-)
Quando ero ancora molto piccola, mio nonno mi portava in giro per la città, corredando la passeggiata da raconti fantastici. Uno dei suoi preferiti, ogni volta che passavamo da Via Fieschi, era appunto quello delle suatue spernacchianti. E pensare che la credevo solo una sua fantasia!:-)
Commento di Morghy - 12 Febbraio 2007 16:50
Morghy, i nonni sono fonti preziosissime!
:-*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 16:55
ci vorrebbe una tramontana anche qui, immagina dove:), ma + che tramontana per i cosoni ci va il tornado. esisterà un tornado sbruffone e buono che si aggiri e raggiri e capogiri solo il teleporto?
Commento di Blulu - 12 Febbraio 2007 17:17
Blulu, così come esistevano le danze della pioggia, può darsi esista qualcosa del genere? Ci vorrebbe uno sciamano…
:-*
Commento di Placida Signora - 12 Febbraio 2007 17:28
A Genova ci son venuta due anni fa per un concerto e già che stavo a visitare anche la città. Mi è piaciuta perchè, al contrario di Bari, il mare arriva nella città, tra la gente. Ho mangiato bene e ho notato che c’erano begli uomini e belle donne ;) Le donne, soprattutto, un modo di vestire “personale e ricercato”, poco modaiolo, ma di classe. Mi confermate queste “visioni”? :)
Commento di angela - 12 Febbraio 2007 17:48
Effettivamente la statua del bimbo che fa linguacce e quella del monello che fa maramao sarebbero belle da vedere, magari in un giardino pubblico; mi pare di aver visto qualcosa del genere, ma non ricordo dove o forse è un falso ricordo.
Commento di marchino - 12 Febbraio 2007 18:12
Povero signor Burlando! Certo fosse stata una parabola sarebbe stato pure peggio… :)
Commento di phoebe - 12 Febbraio 2007 20:57
in effetti il vento è arrivato…basta la parola, ma non basta a rivoltarle:)
Commento di blulu - 13 Febbraio 2007 08:41
Sono quasi sicuro che il bisnipote del Burlando si sia trasferito nell’attico di fronte a casa mia (ci sono dei puttini inframmezzati da un enorme giannizzero fatto di cocci di specchi che gridano vendetta dinanzi al buon gusto).
Commento di lordpolo - 13 Febbraio 2007 20:20
[...] (Per la serie dedicata agli ZenaCampisti) [...]
Pingback di Placida Signora » Blog Archive » ‘A Lanterna - 16 Febbraio 2007 12:49
[...] (serie dedicata agli ZenaCampisti) [...]
Pingback di Placida Signora » Blog Archive » Storia d’un Amor Perfetto - 21 Febbraio 2007 01:17