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Utilità delle tettone

di Placida Signora - 16 Gennaio 2007

Il mestiere delle giovani donne di fine Ottocento ritratte nella foto (non visibile nell’articolo online, ma possiamo tentar d’immaginarla ;-) NdPS), era allevare bachi da seta. Prima di accudirli, bisognava farli nascere, i preziosi vermetti, ed era la cosa più difficile. Queste signorine e signore mettevano a disposizione il loro petto che, per l’occasione, si trasformava in incubatrice. Più il seno era florido, meglio si adattava a tenere al caldo «la semenza», cioè le microscopiche uova. A ogni signora della seta veniva consegnato, verso la metà di aprile, un sacchettino di tela, contenente le uova. Il sacchettino veniva nascosto in seno e lì, nel calore costante del corpo, le uova si schiudevano e ne uscivano i «cavaleri», i bachi da seta.

(da L’Arena-il giornale di Verona, Le signore con la seta in seno di Lino Fontana)

Nicolosa e la guerra della moda

di Placida Signora - 16 Gennaio 2007

A Bologna, in via D’Azeglio 31, si trova il bel palazzo Sanuti (ora Bevilacqua); lì nel XV secolo visse Nicolosa Castellani, bella e colta moglie del primo conte di Porretta Nicolò Sanuti, nonché da anni amante ufficiale del signore della città e della provincia tutta, Sante Bentivoglio.
La dama passò alla storia per aver contestato pubblicamente nel 1453 il bando “suntuario” del Cardinale di Bologna, Bessarione, che poneva un freno “alla soverchia ambizione delle donne” riguardo alla moda dell’abbigliamento.
Ad esempio gli strascichi dei vestiti non dovevano superare i “due terzi di braccio” per le mogli e le figlie dei militi, mezzo braccio per quelle dei nobili e dei dottori, un terzo per quelle di operai, artigiani e contadini.
Erano inoltre vietate le stoffe intessute d’oro e d’argento, limitato il numero pro capite di abiti di lusso in velluto cremisi o in broccato, le fodere d’ermellino e così via.
Nicolosa scrisse al cardinale una lettera in latino, nella quale con retorica e umanistica veemenza, lo accusava di non voler tener conto della grandezza delle donne che discendono tutte da Saffo, Artemisia, Cornelia ecc; di voler fomentare liti e discordie nelle famiglie; di obbligare le bolognesi ad esser inferiori alle consorelle d’altre italiche città e concludeva dicendo “poiché si vieta alle donne di entrare nelle magistrature, nella milizia, nel sacerdozio, queste non tollerano che loro siano tolti anche gli abbigliamenti simbolo della loro femminilità”.
A Nicolosa rispose Matteo Bosso, giovane canonico veronese, il quale innanzitutto disse che non credeva che l’orazione fosse stata partorita da una dama notoriamente “pudica, onesta e casta” quale la Nicolosa, bensì da qualche dotto maschio nemico dei padri di famiglia e della Chiesa.
Poi, dopo aver confutato una a una le virtù delle celebri antiche femmine citate, concluse dicendo che la moderazione nell’abbigliamento avrebbe salvaguardato l’economia domestica ed evitato invidiose ed ambiziose guerre di sfarzo fra le bolognesi.
In realtà Nicolosa temeva soltanto che simili restrizioni l’avrebbero resa meno fascinosa agli occhi del Sante Bentivoglio il quale, non certo per questo, nel 1454 sposò Ginevra Sforza, e alla faccia del bando cardinalesco organizzò un lussuoso corteo di matrimonio composto da ben 634 coppie di nobili con le dame vestite sfarzosissimamente di broccati e velluti intessuti d’oro argento ed ermellini, nonché dai chilometrici strascichi.
Il corteo si diresse a San Petronio per il rito, ma trovò la porta sbarrata. Deviò allora in via degli Orefici ove nella Chiesa di San Giacomo ebbe a disposizione dei frati disposti a celebrare le nozze. Ma il Cardinale sospese a divinis quei frati, e scomunicò tutte le dame del corteo.
Tutte tranne Nicolosa, che furiosa e ferita nel suo orgoglio d’amante tradita, non solo non prese parte alla cerimonia nuziale ma scrisse un’altra pubblica lettera, stavolta in italiano, nella quale si dichiarava pentita e pure un po’ stupida - “Oymé che pur testè riconosco la mia gran soccheçça (sciocchezza), la mia bestialità…”- per aver dato tanta importanza ai vacui, ma soprattutto “vani” ornamenti femminili.

© Mitì Vigliero

Una rosa è una rosa è una rosa?

di Placida Signora - 15 Gennaio 2007

Storia del placido avatar

Sarà contento lui , ché finalmente ho tolto le decorazioni natalizie…;-)
L’agrifoglio è stato sostituito dal mio avatar, che ha una storia un po’ particolare.

Sembra un rosa, e in effetti lo è.
Ma guardatela attentamente…E’ vista in un modo molto speciale.
Quale?
Raggi X.

Devo ringraziare lo splendido Albert Richards, professore emerito radiologo dell’Università del Michigan, che da anni si diletta a osservare i fiori attraverso le sue macchine.
Ne ha fatto un piccolo Giardino segreto 
Visitatelo un po’: ne vale la pena

L’ho scelta come simbolo di placido riconoscimento, quella rosa, perché la sento affine al mio modo di affrontare la vita: cercare di penetrare cose e persone al di là della mera apparenza.
Si scoprono veri tesori, così. Vabbé, anche qualche babau: ma per fortuna quelli sono in minoranza…;-)

***

E voi, per quale motivo avete scelto il vostro avatar?

Fran: La mia zebretta deriva da… mmm, sono juventina. La zebra mi è stata regalata al mio ventesimo compleanno da un amico. Non so, forse c’è una logica. :D

Sioux: Il mio primo avatar era un quadro rappresentante un indiano a cavallo.Col nick name che avevo scelto andava benissimo. Poi però ho preferito “metterci la faccia” perché non mi andava più di nascondermi.Quello odierno infatti è una mia foto dell’estate scorsa fatta sulla nave al rientro dalla Sardegna.

Maxime: Il mio avatar è ritagliato dalla testata del mio blog, che a sua volta è stata realizzata dal mitico Mauro Biani. Nessun aneddoto particolare quindi. ;)

Bolilla: Beh, perchè così posso concupire le ragazze in rete, poi incontrarle e tagliarle a fettine e cucinarle secondo mercato.

Tengi: Eh, il mio… perchè… è il supereroe de “GliIncredibili” ritratto nel momento in cui cercava di avere una vita “regolare”, con un lavoro in banca… diciamo che io ogni tanto mi sento così… è anche uno stimolo per carcare di risvegliare il super eroe che c’è in me, come in ciascuno di noi!!!

Giorgia: Perché l’occhio è lo specchio dell’anima…

Marchino: E, il mio avatar è evidente che è una fotografia di me alle elementari, qualche era geologica fa.

Violaciocca: La mia stilizzata e disinvolta signorina glam è ciò che io non sono.Poi mi piacevano i colori.

Ciocci: Io non ho un avatar.. proprio perchè non sono riuscito a trovare un’immagine, anche mia, che mi piacesse, Infatti, c’ho scritto anche un post sulla ricerca dell’avatar perduto.

Baltasar: Il mio avatar è l’immagine di un uomo di cui ho letto la storia e le gesta, di cui ho visitato il mausoleo, di cui ho ascoltato decine di canzoni a lui dedicate, di cui ho visitato una delle terre per cui ha combattuto. Di cui condivido in pieno gli ideali. Si chiama Ernesto, Che per chi gli è stato vicino.

ZiaPaperina: Non ho mai voluto l’avatar, in fondo mi piace quel punto interrogativo……(balle, la realtà è che non lo so mettere ;o))))

Catepol: Bè la prima catepol aveva una foto di un muffin (rigorosamente fatto da lei, una delle prime infornate da sposina), la seconda catepol ha tenuto per molto tempo una foto di mare che era anche l’header del template (trattavasi di una splendida vista mare di tropea che la faceva sentire a casa nonostante i 300km che la separavano dai suoi luoghi), la terza ed attuale catepol è Lady Oscar perchè il buon padre voleva un maschietto ma ahimè è nata lei ;-) e un po’ perchè un po’ maschiaccia in tante cose catepol lo è davvero (a partire dalla passione per la tecnologia…)

Cilions: il mio avatar è una mia foto elaborata “violentemente” con Photoshop… L’effetto è quello di un quadro espressionista…

Zop: Nel mio avatar c’è il bambino che è in me!

Princy: L’ho trovato navigando, alla voce “principessa sul pisello”. Sono io!

Blimunda: Prima avevo la mia gatta Luna, poi una mia foto in vacanza, adesso la B del logo perché c’è tutto: la mia lettera, il gatto, il mare azzurro

Muccapazza: Bhe, la scelta del mio avatar non poteva che essere la conseguenza del mio nick….e poi, adoro le mucche soprattutto per quell’aria mite e titubante (riluttante) che hanno…

Bardaneri: il mio avatar è un disegno di un mio amico di vecchia data, che si dverte a scolpire e/o a disegnare. l’ho scannerizzato vi ho aggiunto lo sfondo. Mi garba enormemente perchè si intravede una faccia scolpita nella pietra, fra i vari menhirs…

Notedibordo: Beh, io non ho l’avatar… Ma commento lo stesso perché sono rimasta incantata dai fiori in radiografia!

Fiodor: E’ un delle pochissime foto esistenti del mio sorridente quanto benevolo faccione.

Francesca: Io scelsi la geisha perchè in qualche modo mi lega a mia sorella. Ora che traslocherò cambierò avatr, ma non ho idea dove e quale mettere. Dove potrei cercare?

Sidgi: il mio avatar è la mia bevanda preferita (del mondo!)

Krishel: Il mio ha una storia lunga: ha avuto la Luna, mio astro di eccellenza, poi una Dea blu che porge una coppa incantata e quello che ho ora proviene da un immagine che si chiama Chakra Lady. E’ il principio femminile per eccellenza, la Donna Completa che ha risvegliato se stessa e osserva gli altri intenti nel processo del risveglio.

Brian: La Corona Ferrea è l’emblema della brianzolitudine. Da sola dice tutto.

Fully: Il mio avatar? un dito che punta la luna. Potevi aspettarti qualcosa di diverso dalla “fantasia” di un ingegnere?

IoGuido: Alla fine abbiamo deciso che io sono positivo e l’avatar è il mio negativo.

Zuck: Gli atavar sono due: sulla testata del mio blog c’è sempre stato un simulacro in bianco e nero ricavato da una foto di un varano. Per i miei IM invece uso la mia foto ritoccata in modo pop come qua.

Cat: E quale avatar migliore poteva rappresentarmi, se non un nanozzo da giardino, ma di quelli sobri (mi scappa da ridere)!

Smemoranditudine da week end…

di Placida Signora - 14 Gennaio 2007

pensando al lunedì 

Non avete mai provato quella sensazione strana di vuoto all’altezza dello sterno, come di sospensione, incertezza, lieve ansia, in cui una vocina interna e indefinibile ripete bada bada, attenzione, ricordati di
Bé, oggi ho esattamente la netta sensazione di aver dimenticato qualcosa.
Ma cosa?

La p. rispettosa

di Placida Signora - 13 Gennaio 2007

Da Il sadico del villaggio, Rizzoli, 1964,
di 
Marcello Marchesi :

Era una p. rispettosa
e strana.
Si rifiutava di essere usata
nella parola p…
e allora scompariva
per una settimana
e si faceva viva
all’improvviso in fondo
e la parola uttanap
la divertiva un mondo.
Era felice invece
d’essere al suo posto
nella parola prevosto.

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