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Internet e il Senso del Tempo

di Placida Signora - 8 febbraio 2010

Cercando del materiale sulla variazione delle sensazioni umane nell’ultimo decennio (cosa complicata a cui sto lavorando da un po’), mi sono imbattuta in questa domanda:

Com’è possibile che, rileggendo un vecchio post, ci si senta come se si stesse sfogliando un album di vecchie foto impolverate e ingiallite, quando non sono ancora passati due anni?

E ora vi chiedo: secondo voi i blog, i social network, l’uso di Internet in generale, possono modificare il nostro “senso del tempo”?

(In ogni caso, per rimaner ancorati a terra, segnalata dal Tesoromio Phonkmeister qui c’è l’ora: precisissima)

Qui le risposte su FriendFeed

Borg: Sì lo cambiano. Un esempio fra tutti, almeno per quanto riguarda me. Il telegiornale che guardo alla sera a casa, a me sembra *vecchio* perché per tutto il giorno non ho fatto che seguire le notizie in tempo reale in rete. Sì certo, anche prima arrivava l’Ansa. Ma non è la stessa cosa. Ora ogni notizia è immediatamente commentata da chi la riceve, rimbalza ovunque, viene ripresa, smembrata, approfondita, discussa, testimoniata subito. E le sue, che so, 4 ore trascorse dall’arrivo possono sembrare 12. Immagazziniamo in fretta. Forse troppo.

Equipaje: Anche se pare non rispondere precisamente alla tua domanda, mi viene in mente un articolo di Franco Carlini letto mille anni fa su “il Manifesto” e mai più ritrovato che, all’incirca, diceva: chi sale la montagna dal sentiero conserva un ricordo diverso da chi la sale in funivia; anni dopo, riguardando le foto scattate in vetta, il primo sentirà riaffiorare sensazioni, sentimenti e finanche le imprecazioni dovute agli scarponi stretti, i secondi si domanderanno perplessi “e qui, dove diavolo eravamo?”.
Carlini insinuava insomma che un fatto un evento una lettura una montagna un amore, per essere metabolizzati, hanno bisogno di un tempo sensato di assimilazione. Ecco, tutto qui.

Maurizio:  Siamo alle solite: il tempo è un parametro o una variabile dinamica? Quid est ergo tempus?

Luca: …. non credo che internet abbia modificato la percezione del tempo, ma sia la percezione del tempo figlia di internet, mi spiego meglio..lavoriamo su dei tempi assolutamente differenti le mail gli sms prima non c’erano, se mia nonna voleva sapere dov’ero chiedeva in giro, oggi mi manderebbe un sms, è tutto più stretto più veloce anche la richiesta di informazioni è così vogliamo sapere tutto subito guardare il video in streaming, anzi se fosse possibile guardare il video in diretta di quello che succede. Per me è possibile guardare un post così un po’ perchè, almeno nel mio caso, anche da piccolo non ho mai avuto un diario non ho mai tenuto traccia di fatti sensazioni emozioni, e tornare anche dopo 6 mesi a rileggere cosa facevo mi fa sempre un po’ strano… un po’ cronista di me stesso

Dania: La mia percezione del tempo è cambiata. È come se fosse raddoppiato il tempo che vivo, diviso tra on e off line. Le due realtà non vivono più diacronicamente, ma sincronicamente. È una specie di metatempo in cui vivo, racconto come vivo e rivivo nel confronto sul racconto. Rileggere un post di 5 anni fa mi fa sentire invecchiata di 10 anni. Sarà per questo motivo che ultimamente ho sempre sonno.

Icy Stark: Domanda interessante, ma credo parta dall’altro capo della questione. Non è il senso del tempo che è cambiato, ma tutto quanto gli è attorno. Il tempo per definizione è un cambiamento, un ritmo anche periodico tra mutamenti che si susseguono nelle informazioni. Ed è proprio per via di queste ultime che è cambiato e sta cambiando il mondo. Informazioni, molte informazioni, troppe informazioni. La rete ci ha aperto le porte dell’accessibilità a qualsiasi conoscenza, che siano notizie, post o articoli tecnici. Il senso del tempo delle persone è qualcosa di molto interiore…(continua qui)

Fatacarabina: Ci sto pensando, sai, a questa cosa del tempo. L’altro giorno scorrevo i vari post del mio blog, l’hotel è aperto da tre anni oramai, e davvero dentro ci si trova dentro una vita, che si è modificata, che mi ha cambiato, persone che oggi non penso più e persone che oggi sono più importanti di ieri. Secondo me non è che la percezione del tempo si modifica, è che il tempo se lo fermi si espande a seconda delle tue sensazioni e quindi come in un album di foto, anche nel blog spesso racconti una cosa e fermi un attimo, una sensazione, una situazione. E capita, perché siamo in costante mutazione, che quel che hai scritto ieri, oggi ti sembri vecchissimo.

Baol: Non so se cambi la percezione del tempo, sicuramente ne cambia l’utilizzo, ne sconvolge la scaletta, la riadatta a collegamenti/lettura/post ecc ecc…

ArMyz: Non cambia solo la percezione del tempo ma anche come impieghiamo il tempo e quanto siamo disposti ad impiegarne. Spesso è una continua rincorsa a ciò che è aggiornato. A volte anche a discapito della sostanza. Chiaramente la tipologia dei contenuti esalta o meno la percezione ed il ruolo del tempo trascorso. Attenzione però perchè secondo me c’è anche l’altra chiave di lettura: la rete in molti casi blocca il tempo, lo fotografa, lo archivia e, di fatto, decontestualizza. Un bell’argomento direi.

Placide Segnalazio’

di Placida Signora - 6 febbraio 2010

Un po’ di cose e persone belle tutte da leggere e conoscere:

- Il mio paese, di Giacomo Dotta

- Un horror al giorno, 365 con la paura - un bel progetto di Daniela Losini e Barbara Ripepi

- Avevo un amico, di Alessandro Bonino

- Secondo me è bellissimo, di jaccusetedhughes, ritumblerato da Mumblemumblr 

- Lettere che io lo so che arriveranno a destinazione, di Blonde Inside

- Come scrivere un decalogo, di Personalità Confusa

- Oui, je suis teppa, di Fatacarabina

- Est, est, est, appunti su Budapest e dintorni, di Francesca Fiorini

- Il goloso blog Cucina sms (Maxmax mi fa amare anche le mele!)

- Il nuovo Grazia (con i blog di Marco Mazzei, Barbara Sgarzi e un sacco di altre cose belle)

- L’interessantissimo Babilonia61, blog storico di Gaspare Armato

- Il tecnicissimo blog  per esperti di Giuliano, e le sue magnifiche fotografie

- La tesoramia Marileda Maggi  intervistata da Maurizio Costanzo

- Simìk, di Makkox

- Gli Storpionimi

Buona lettura!

Galòp

di Placida Signora - 4 febbraio 2010

Son giorni di corsa, perdonatemi. Oggi vi lascio in compagnia dei Placidi Appunti, Ma torno presto :-*

Innamòu cumme ‘n gattu de frià: Proverbi e Aforismi sull’Amore

di Placida Signora - 3 febbraio 2010


(*)


 A Genova, per definire una persona “innamorata cotta”, da secoli si dice “innamòu cumme ‘n gattu de frià”, innamorato come un gatto in febbraio, inizio della felina stagione degli amori.

Una volta innamorati, proprio come i gatti, è difficile nasconderlo; “l’amore presto o tardi si svela dagli sguardi” e a Milano dicono “amòr e tòss se fan conòss”; si è distratti, inappetenti: “l’amore fa perder l’appetito e ne risveglia altri”, dicono gli inglesi.

Poiché l’ “amore è cieco” tutto di lui/lei pare bello; però col passare del tempo l’amore può diventare “presbite: infatti comincia a vedere i difetti man mano che si allontana”.

E ogni lontananza fa male all’amore; “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”: ma “per l’innamorato le miglia son passi”, l’importante è che non vi sian autostrade bloccate o scioperi dei mezzi di trasporto.

L’amore è una malattia”, Jerome lo paragonava al “morbillo, prima o poi ce lo prendiamo tutti” perché, dicono i veneti, “amor no porta rispetto a nissun”, non risparmia nessuno, ricchi, poveri, giovani, vecchi che, appena colpiti dai “dardi di Cupido”, avranno in comune una caratteristica: la follia.

L’amore consiste nell’essere cretini insieme” (Paul Valery); “ l’amore e’ come una clessidra: quando si riempie il cuore, si svuota il cervello” (Jules Renard), perché “l’amore non ha niente a che fare con l’intelligenza” (Jean Renoir): e ciò infatti è perfettamente dimostrato dai vari nomignoli amorosi di cui abbiamo già parlato.

Ma sentirsi un poco idioti in due è piacevolissimo; “più scalda amor che mille fuochi”, scompare ogni paura perché “omnia vicit amor” –l’amore vince ogni cosa – e se anche “amor non è senza amaro” è anche vero che “chi soffre per amor non sente pena” poiché quasi sempre “delle pene d’amor si tribola e non si muore”.

Insomma, “rifiutarsi di amare per paura di soffrire e’ come rifiutarsi di vivere per paura di morire”.

In realtà che cosa sia i realtà l’amore non lo sa nessuno; se per Leo Longanesie’ l’attesa di una gioia che quando arriva annoia”  e per quel cinicone di Ambrose Bierce è “una parola inventata dai poeti per far rima con cuore”, per La Rochefoucauldnon c’è che una specie d’amore, ma in mille versioni diverse” e per Emily Dickinsonche l’amore e’ tutto, e’ tutto cio’ che sappiamo dell’amore”: fatto sta che “ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male” (Nietzsche).

E anche il perché ci si innamori di una persona piuttosto che di un’altra non si sa; soprattutto questione d’affinità dato che “chi si somiglia si piglia”?
Ma è inutile farsi tante domande visto che “al cuor non si comanda”.

Infine, i francesi sono convinti che “on n’aime qu’une fois” e “il primo amore non si scorda mai” è una delle convinzioni più diffuse al mondo; ma temo avessero ragione i Gufi quando in “Porta Romana” cantavano: 

Ci son tre cose belle in fondo al cuore
la gioventù, la mamma e il primo amore
La gioventù ti passa, la mamma muore,
te restet come un pirla col primo amore.

 

 

©Mitì Vigliero

Feta al Forno alla Placida al Galòp

di Placida Signora - 2 febbraio 2010

Visto che qui son giorni di galòp, anche la Cucina di Casa Placida si adegua. 
Oggi Feta al Forno.

Per ogni commensale 1 fetta di formaggio greco Feta di 1 etto e mezzo.
Poi: pomodori, olive nere (io uso le liguri piccine picciò), capperi sotto sale, pinoli, olio d’oliva bòno, profumini freschi (basilico o menta o timo), origano, pepe nero. Niente sale, che già la Feta è salata di suo.
Carta d’argento.

Accendete il forno a 170°.
Tagliate una bella striscia di carta d’argento e mettetela in orizzontale. Poi un’altra sopra, in verticale, in modo da formare una croce.
Nel centro posate 4 fette di pomodoro ben vicine e spolverizzate di origano. Sopra, la fetta di Feta.
Sopra la Feta, un’altra fetta di pomodoro, poi 1 cucchiaino di capperini ben lavati e strizzati per togliere il sale, 1 cucchiaio di olivette (o un cucchiaio di fettine di oliva nera), 1 cucchiaino di pinoli, foglioline sminuzzate di basilico (o menta o timo), una spruzzatina di pepe nero, un filo d’olio.
Chiudere bene il cartoccio, schiaffare nel forno per 15/20 minuti.
Nel frattempo tagliare tante belle fette di pane fragrante. (Io questo piatto lo adoro mangiato con la focaccia…)
Sfornare, mettere il cartoccio su un piatto, aprire il cartoccio facendo attenzione a non ustionarsi.
Aggiungere ancora un filino d’olio.
E Buon Appetito.

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