Pillole Genovesi 2

Brevissime curiosità su Genova scritte da chi ha fretta per chi ha fretta.

Uranoscopia, seu de Coelo... - Redento Baranzano - Google Libri

– Secondo il filosofo e astronomo Redento Baranzano, il segno zodiacale di Genova è il Cancro. Lo dice nella sua opera Uranoscopia

garibaldi a de ferrari

– Il monumento a Garibaldi in piazza De Ferrari sorge nel punto esatto dove anticamente si teneva il mercato delle erbe.

fulmini su genova foto limet(Foto Limet)

– Genova fu una delle prime città italiane a dotarsi di parafulmini; nel 1783 uno venne montato sulla Basilica di Carignano, l’altro sulla Lanterna.

Antonio Giolfi ponte sant'agata

Il Ponte di Sant’Agata sul Bisagno in origine aveva 28 arcate che univano il Borgo alla Chiesa.

Strada della Madre d'Iddio e ponte di Carignano a Genova, 1847

– A Genova i numeri civici sono divisi in rossi e neri. La spiegazione la trovate qui

gattomare

– Ai primi del 1300 fu fatta una Delibera Consolare che stabiliva ufficialmente quanti gatti dovessero essere imbarcati a bordo delle navi mercantili.

caseriviera(Stamfordmural)

– Le case liguri dei paesi sul litorale venivano tinteggiate con colori forti e diversi perché i marinai e i pescatori rientrando potessero subito riconoscerle da lontano.

via carlo felice(Collezione Eugenio Terzo)

– Il 26 giugno del 1886 per la prima volta a Genova un ristorante appese fuori dalla porta d’ingresso un cartello con su scritto il menù e i prezzi. Era il “Costa” di via Carlo Felice.

Genova - Piazza Corvetto

- In piazza Corvetto, secondo il dissacrante humour dei genovesi, anche le 3 statue presenti comunicano, ma stavolta solo a gesti.
mazzini (2)

Mazzini, con carta in mano e espressione preoccupata, avrebbe urgenza di fare…un bisogno, ma non vede u lêugo

vittorio

Allora Vittorio Emanuele II gentilmente gli offre il suo cappello.

mariamazzini

E Scià Maria li guarda con solenne disapprovazione, scandalizzata per la loro goliardata.

© Mitì Vigliero

Pillole Genovesi 1

Brevissime curiosità su Genova scritte da chi ha fretta per chi ha fretta

stazione marittima

– I facchini della Stazione Marittima addetti ai bagagli dei passeggeri venivano detti camalletti, per distinguerli dai camalli del Porto che trasportavano merci ben più pesanti.

Assunta Carignano

– Secondo i vecchi genovesi, le 3 statue  poste sulla facciata della Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, parlano.
San Pietro, a sinistra, con le mani giunte dice: “Quante balle han faeto i Sauli!”
San Paolo, a destra, toccandosi la fronte: “Non ho tanti cavelli in scia testa…”
La Madonna, in alto e centrale, con aria smarrita risponde: “E mi cossa ne posso?”

casa studente

– La Casa dello Studente  fu costruita sul terreno di un vecchio edificio color verdastro, l’osteria “Palazzo Verde“, dove sostavano i besagnini con i loro carri al rientro dal mercato. Pare avesse fama di essere abitata dagli spiriti.

caffa assediata dai mongoli

– Nel 1346 Gani Bek Khan, assediando la città genovese di Caffa, per costringerla alla resa vi catapultò dentro i cadaveri dei suoi soldati mongoli ammalati di Peste Nera. Fu il primo caso di bombardamento con armi batteriologiche.

Genova-Palazzo_Spinola

– Nel cortile di Palazzo Spinola di Pellicceria si trova una colonna che se picchiettata con una monetina dà un suono argentino (dicono sia la seconda a sinistra)

Palazzo di Branca Doria in piazza San Matteo - Wikipedia(*)

– Decorare il primo piano dei palazzi privati con fasce bianche e nere era un privilegio concesso soltanto a famiglie con grandi meriti: Doria, Fieschi, Spinola, Grimaldi.

santagostino

– Le mattonelle di maiolica che nel 1100 – 1200 decoravano alcune guglie di campanili (in foto quella di Sant’Agostino), oltre che una funzione decorativa indicavano ai pellegrini la possibilità di essere ospitati per 48 ore.

cavour-a-24-anni

– In via Giulia (odierna via XX Settembre) si trovava il Caffè del Genio, frequentato assiduamente da Cavour quando era giovane sottotenente del Genio Militare in forza a Genova (e faceva soffrire per amore la bella Nina)

SanMichele Guido Reni

– Un modo di dire genovese ormai quasi scomparso e usato per definire una cosa che piace moltissimo, quasi in maniera eccessiva è “A l’è ‘l me Miché“, è il mio Michele. Deriva da San Michele Arcangelo, detto anche Angelo della Morte. E’ l’odierno “Mi piace da morire“.

© Mitì Vigliero

31 Agosto, il Vero Capodanno

Come ogni anno, dal 2007, vi propongo questo post con la stessa domanda. Una sorta di mantra ben augurante, che può spingerci a qualche riflessione.

31-agosto

Secondo me il Capodanno Vero non è il 31 dicembre, ma il 31 agosto.

Sì lo so che anche a settembre si posson fare vacanze però…

Però le scuole oggi iniziano dal 10 circa in poi (mica come quand’ero piccola io, “E’ il Primo Ottobre a scuola si va…“: chi la ricorda fra voi? :-).

I progetti e gli appuntamenti  fatti e presi a giugno-luglio vengono rimandati sempre con la frase “Decidiamo tutto ai primi di settembre”.

A settembre riorganizziamo casa, impegni, esistenze…

Insomma: Settembre è – in tutto e per tutto – come fosse Capodanno.

Un Capodanno molto meno mondano e decisamente più interiore, intimo: un Capodanno in cui non è obbligatorio divertirsi, ma riflettere, riordinando le idee.

E allora, come ogni Primo dell’Anno che si rispetti, giochiamo a fare progetti e sogni: volete?

Dichiariamo come abbiamo intenzione d’affrontare il nuovo anno che ci attende.

Esprimiamo i nostri sogni e le nostre speranze, anche le più improbabili e fiabesche.

E’ un gioco, no? Tutto è possibile, nel Regno della Fantasia e dei Sogni.

Basta anche che solo l’idea ci regali un po’ di serenità e allegria in questo periodo storico e sociale che di sereno e allegro ha ben poco.

E chissà che, proprio perché è un gioco, la Fortuna non ci dia una mano a realizzare tutto o quasi tutto ciò che di bello e buono desideriamo per noi e per chi amiamo.

Si è realizzato qualcosa di quello
che 
desideravate un anno fa?
E per questo Nuovo Anno,
cosa volete/progettate/sognate?

© Mitì Vigliero

Vecchi Solai & Lettere d’Amore

solai e lettere damoreHo svuotato il solaio della Vecchia Casa.
Erano almeno 200 anni che nessuno lo faceva; togliere le cose lì ammassate in strati alti sino al soffitto è stato come scavare in ere geologiche familiari. Le ultime (ossia le prime che si vedevano negli strati che arrivavano a bloccare la porta d’ingresso), appartenevano al 1980, trasloco Torino-Genova.

E poi sempre più indietro nel tempo, quasi tutta rumenta ammuffita, “rifiuto secolare…di ciò che è stato e non sarà più mai” di gozzaniana memoria conservato amorevolmente per secoli perché “può sempre venir bene” e poi in realtà dimenticato appena chiuso là dentro.
I solai pieni di cose sempre belle e affascinanti nonostante la polvere e le ragnatele esistono solo nei vecchi romanzi e film fantasy; i solai reali sono un ammasso informe di spazzatura.

Ho gettato quintali di legno marcito, assi, persiane, sedie con una gamba, cornici spaccate. Dozzine di vetri in frantumi (finestre?) tenuti in ceste di vimini sfondate. Casse di stoffe tarlate, zuppe di umidità e color can che scappa. Ferri senza forma, grondanti gocce di ruggine; pentole bruciate, bucate, mangiate dal tempo, piatti crepati, tazze rotte, bicchieri sbreccati.

Via tutto. Bisogno di luce, aria pulita e spazio per poter aggiustare il soffitto in procinto di crollare e far posto ad altre cose che probabilmente i miei posteri considereranno rumenta.

Ma solo un pacchetto, piccino, avvolto in un brandello di coperta militare muffita e nascosto sotto una trave del soffitto incurvata, precaria e fatiscente mi ha sussurrato: “Per favore aprimi, prima di gettarmi via”.

Dentro la coperta, un altro pacchetto di carta marrone, zuppo di umidità e pieno di muffa. Dentro questo una busta fermata con uno spillo arrugginito a un altro (ancora!) pacchettino di carta un tempo azzurro carta da zucchero.

Aperta la busta con somma fatica (tutto appiccicato dall’acqua, carta a brandelli), una lettera:

“Sull’onore e sulla coscienza di colui al quale capiterà fra le mani questo pacco, la prego di non aprirlo e di esaudire la mia ultima volontà che è di fare il possibile (per) recapitarlo alla Signorina Teresa Filippi in Margarita Prov. di Cuneo.
Ringrazio infinitamente chi mi vorrà fare tanto favore.
Ten. Cocca Giuseppe”

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Lettere. Lettere d’amore fra il mio bisnonno e la mia bisnonna paterni, i genitori di Nonna, dalle prime del 1896 alle ultime del 1906.
Lui giovane ufficiale degli alpini nato a Ceva, lei primogenita del Cavalier della Corona d’Italia Medico in Margarita Filippo Filippi.
Nel 1907 si sposarono.

Le lettere sono quasi un blocco unico incollato da polvere e muffa; vorrei leggerle, ma a parte la grafìa incomprensibile di Teresa che doveva averla ereditata dal papà medico, la lettera iniziale di Giuseppe, scritta in un momento di pericolo e ansia – le guerre c’erano anche allora, e continue – mi frena.

Quindi le metterò al sole, per farle asciugare.
Poi le legherò con un bel nastrino, le fascerò in una carta nuova e le metterò nel primo cassetto del comò della loro camera da letto, che ora è la mia.

E so che approveranno la mia scelta, facendo in modo da Lassù che il decrepito soffitto del solaio non mi crolli in testa.

© Mitì Vigliero .

Mitì Vigliero su Twitter  Tra quelle lettere un portafoglio in seta ricamato da BisTeresa con iniziali di Bisnonno e stelle alpine http   t.co YRZJMUJBgc(Tra quelle lettere, un portafoglio di seta ricamato da Teresa con le iniziali di Giuseppe, stelle alpine e una minuscola medaglietta d’argento della Madonna di Lourdes)