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Come Rendere Meno Noioso un Petto di Pollo, e Vivere Felici: Ricette

di Placida Signora - 29 luglio 2010

Sappiamo tutti che il Petto di Pollo fa bene alla salute.

E’ magro, rispettoso di fegato e stomaco, ciccina bianca educata e tanto perbene.

Però, santiddìo…

Quant’è noioso di sapore?

Eccovi dunque un paio di ricette di Casa Placida atte ad affrontarlo con gusto e soddisfazione.


Miniscaloppine di Petto di Pollo all’Arancia (o al limone, o al lime)


Battete furiosamente le fettine di petto di pollo sino a renderle piatte e sottili.

Tagliatele a scaloppine quadrate di circa 5/6 cm. l’una, e infarinatele leggermente, impilandole in un piatto.

In una larga padella antiaderente, fate sciogliere una noce di burro.

Quando è sciolto, mettete a rosolare le miniscaloppile a fuoco alto, facendole ben dorare.

Bagnatele poi col succo di 1 grossa arancia (o di 1 limone, o di 2 lime, fate un po’ come vi pare), in cui sia stato mescolato un pizzico di origano, sale e pepe e la puntina di un cucchiaino di senape.

Fate ridurre il sughino (non tanto), assaggiatelo, aggiustate di sale se è il caso, spegnete il fuoco, servite a tavola e pappate.


Insalata di Petto di Pollo


Battete sempre con furiosa violenza le fette di petto di pollo, appiattendole il più possibile.

Mettetele a marinare in un piatto fondo con due cucchiai d’olio, succo di mezza arancia (o lime, o limone, o pompelmo, o mandarino, fate vobis), pepe, origano, timo fresco, erba cipollina fresca, prezzemolo tritato, erbette varie (van bene tutte, pur che legali ;-)

Nel frattempo, in un piatto largo con bordi alti (io uso una pirofila) mettete uno strato piatto di sarsèt (soncino, valeriana, gallinella, o come chiamate questa insalatina qui)

Sopra il sarset, distribuite anelli di cipollotti di Tropea o piccini da insalata.

Sopra i cipollotti, fettine di pomodori ciliegino.

Versateci su olio evo emulsionato con succo dell’altra mezza arancia usata per la marinata (o lime, o limone, o pompelmo, o mandarino, fate sempre vobis), pepe, sale, origano, e tutte le erbette di prima.

Non mescolate.

Scaldate la piastra da bistecche (o una padella antiaderente)

Sgocciolate bene le fettine di petto di pollo marinate,  mettetele sulla piastra calda e fatele cuocere  ben dorate.

Tagliatele a striscioline e posatele a griglia sui tre strati di verdurine intrisi di condimento.

Servite a tavola con una paletta da lasagne, con la quale servirete ogni commensale prendendo lo strato di verdurine coperto dalle strisce di pollo.

Poi deciderà lui se mescolare tutto insieme o no (ché siamo in un paese democratico e ciascuno può fare un po’ come gli garba) ;-)

©Mitì Vigliero

Libri in Vacanza

di Placida Signora - 28 luglio 2010


(©Bruno Benfenati)

 

Mi raccontate quali sono le vostre letture di questa estate?
E se cambiate “genere” quando siete in vacanza?

 

Perché si Dice: Avere il Magone

di Placida Signora - 27 luglio 2010

Il magone è quella sensazione di stretta alla gola data da un dolore, dalla malinconia o da qualunque cosa provochi tristezza.

Qualcuno, anzi, diciamo pure quasi tutti i vocabolari d’italiano, senza dare spiegazioni, lo fan derivare dal tedesco magen, stomaco, ventriglio.
E il Cortellazzo-Zolli indica, come periodo di diffusione della parola, il XV secolo.

Ma  le origini pare siano molto, molto più antiche e prettamente genovesi.

Era il 205 a.C., e imperversava la Seconda Guerra Punica, romani contro cartaginesi.

Genova era una fedele alleata di Roma; invece quasi tutti gli altri popoli liguri tifavano Cartagine.

Federico Mario Boero, signore delle vernici e scrittore appassionato di storia, nel suo Genova, genovesi e foresti – da Giano a Colombo (ed. Stringa, 1983), così descrive brevemente quel periodo

Da tre lustri c’è in Italia Annibale: è arrivato quasi in inverno, valicando le Alpi con gli elefanti. Ha incontrato i romani alla Trebbia e li ha riempiti di botte; ha proseguito e li ha riempiti ancora di botte al Trasimeno; è sceso e li ha nuovamente riempiti di botte a Canne. Per anni ha vissuto con il suo esercito nel meridione, ed è il terrore di Roma. Quando le cose cominciano ad andare un po’ meglio per i romani, chiama in aiuto il fratello Asdrubale il quale si precipita in Italia: ma i romani distruggono il suo esercito al Metauro e mandano la sua testa ad Annibale perché sappia

E qui salta fuori Magone, il fratello più piccolo di Asdrubale e Annibale.

Per aiutare quest’ultimo, partendo dalle Baleari - come narra Tito Livio - piomba all‘improvviso con più di 30 navi rostrate e un numero imprecisato di navi da carico su Genova, sbarcandole addosso 12.000 fanti e 2.000 cavalieri.

Fu una rovina; la città venne messa a ferro e fuoco, praticamente distrutta.

Rase completamente al suolo le mura, incendiate le case, le navi, gli orti.

Saccheggiata ogni ricchezza, che Magone portò trionfante nell’oppidum di Savona, sua alleata.

L’inaudita violenza dell’attacco e le spaventose perdite di vite, case e beni, segnarono talmente in profondo l’animo e la memoria dei genovesi che da allora ogni sensazione d’ansia, paura, travaglio, patema e sofferenza venne espressa col modo di dire avéi o magon (pron: u magùn), in perenne ricordo dell’artefice del primo dei tanti momenti brutti  che Genova, nella sua lunga storia, purtroppo sarà destinata a vivere.

©Mitì Vigliero

E voi, in dialetto o no, avete altri modi di dire che esprimano il magone?

(QUI i commenti su FriendFeed)

Onomastici: 26 luglio, Anna.

di Placida Signora - 26 luglio 2010


E’ un nome che amo moltissimo, perché era quello di mia madre; così come amo questo meraviglioso dipinto di Leonardo da Vinci (insieme a questo disegno): Anna che tiene seduta in braccio la figlia Maria che a sua volta stringe suo figlio.

Un’immagine speciale del rapporto che unisce le madri alle figlie; figlie che, per le mamme, il più delle volte  restano le loro “bambine” per sempre, qualunque sia il loro destino da adulte e anche se diventeranno madri a loro volta.

Anna deriva dall’ebraico Hanna, “la benefica“: antichissimo, è usato da millenni.

Per i Romani Anna Perenna era la divinità che regolava lo scorrere del tempo, e proteggeva i parti e le partorienti.

Per i Cristiani Sant’Anna è la mamma della Madonna, anche lei santa protettice di parti e partorienti.

E’ uno dei nomi più diffusi al mondo; anche se oggi qui pare un poco passato d moda, solo in Italia sono quasi un milione le Anne, oltre le varie Annamaria, Annalisa, Annarita, Annarosa ecc.

In Francia troviamo Anne, Annie, Annette,  Anaïs, Nanette, Ninon.
In Inghilterra Anne, Ann, Nan, Nancy, Nace, Nanny.
In Spagna e Portogallo Aña, Anina e Anita.
In Russia Hanna e Annick.

Portafortuna per le Anne:
Il colore : il blu.
La pietra: lo zaffiro.
Il metallo: l’oro.

E auguri alle Tesoremie Anna Righeblu, LaFlauta , AnnaLisa, Annarella!
(Se dimentico qualche Anna ditemelo, eh? ;-*)

 

©Mitì Vigliero

Cosa c’è sulla Luna dei Regalini?

di Placida Signora - 25 luglio 2010

Stanotte ci sarà la Luna Magica.

Ogni notte di luna piena, quella in cui il plenilunio è al culmine, è magica e speciale. Infatti, secondo un’antichissima credenza anglosassone, la Luna Piena viene detta la Luna dei Regalini. 

Bisogna guardarla fissa, in silenzio per qualche secondo, concentrarsi e poi sussurrare senza farsi sentire da nessuno: “Luna Luna dei Regalini, fammi questo regalino…”.
Poi bisogna esprimere mentalmente un desiderio e subito dopo fare alla Luna un piccolo inchino, anche solo con il capo.
Questo piccolo rito va ripetuto per tre volte, perché la Luna è generosa e i regalini-desideri concessi sono ben tre; almeno uno dovrebbe avverarsi.

Potrete esprimere i vostri 3 desideri sino alle 5,15, quando tramonterà.

Ma lo sapete quante cose gli uomini vedono sulla faccia della Luna piena?

Per alcuni (Giapponesi e Cinesi) c’è un Coniglio intento a cucinare mochi, tortine di riso.

Dante (Inferno, XX, 126) diceva che sulla Luna venne spedito Caino, dopo il fratricidio; vaga in eterno, costretto a portare sulla shiena un fasco di rovi spinosi.

Per alcuni Caino non trasporta rovi ma, come il Coniglio cinogiapponese, è intento a cucinare.
Da qui l’antica filastrocca infantile:

Vedo la luna, vedo le stelle
Vedo Caino che fa le frittelle
Vedo la tavola apparecchiata,
Ved Caino che fa la frittata.
Vedo il lupo incatenato
Che ha rubato il mio castrato
Il castrato non era mio
Era dei padri di San Matteo
San Matteo gli corre dietro
Fino alle porte di San Pietro.
Cappa, cappa perché ti bagni?
Devo andare a San Giovanni
A san Giovanni c’è un altare
Con tre angeli a cantare
Uno per i vivi, uno per i morti
Uno per i santi padri nostri.

Per altri ancora lassù c’è il volto d’un uomo.

Per altri  una coppia che si bacia

E voi cosa ci vedete, sulla Luna?

©Mitì Vigliero


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